Ipirá – Bahia, julho 2017

Carissimi, alcune notizie dal Brasile, dalla nostra missione reggiana.

Innanzitutto un motivo di gioia per noi, la riapertura della Chiesa parrocchiale di Ipirá, dopo un anno di lavori; la prima domenica di luglio abbiamo riaperto la chiesa con una celebrazione molto commossa, presieduta dal nostro vescovo André (foto su Facebook). Una vera ‘eucaristia’ ringraziando Dio per la possibilità di rientrare nell’edificio, e anche per lo scampato pericolo: la chiesa stava crollando e non ne avevamo coscienza! Poteva capitare una vera tragedia.

Il costo dei lavori è elevato, al di là di quello che si pensava inizialmente, ma molte persone hanno collaborato per aiutare. Un grande aiuto economico dalla Diocesi di Reggio (diverse parrocchie e singoli ci stanno aiutando) e dal Centro Missionario e di questo ringraziamo molto. Manca ancora qualche lavoro per concludere, ma ci siamo quasi. La mancanza di uno spazio grande di incontro nel centro della città ha causato una diminuzione della partecipazione dei fedeli nelle celebrazioni e disagi per molte attività, con continue invasioni nella nostra casa, a tutti gli orari … Ora spero che la possibilità di celebrare in Chiesa rafforzi la comunità un poco dispersa.

Abbiamo avuto la gradita sorpresa della visita del nuovo direttore del centro Missionario, don Pietro Adani, accompagnato da Caterina (economato diocesano); sono rimasti qualche giorno in Ipirá, poi Pintadas e gli altri centri della diocesi dove operano i missionari reggiani. Abbiamo avuto la possibilità di parlare con libertà e amicizia, del passato, del presente e delle prospettive future delle nostre missioni. Credo siano stati giorni molto fruttuosi, per don Pietro con la conoscenza della nostra realtà brasiliana, diversa dalla reggiana (ma è sempre la stessa Chiesa di Gesù), e per noi sentire la vicinanza della Diocesi che condivide la nostra opera pastorale, la nostra presenza in mezzo al popolo del sertão brasileiro.

Sono appena rientrato dalla missione diocesana. Ero in una parrocchia distante da Ipirá, più di tre ore di auto per arrivare. Ogni anno si sceglie una parrocchie e preti, religiosi, laici da tutta la diocesi sono disponibili per una settimana di missione. Un centinaio di missionari: veniamo divisi in piccoli gruppi e ogni gruppo in una comunità, per visitare tutte le famiglie, guidare le celebrazioni, conversare con i responsabili della comunità, fare proposte per animare, per confermare o migliorare la attività pastorale. Io ero con altri 5 in un paese di collina lontano dal centro ( circa 200 famiglie), e anche in un assembramento (si occupa una grande zona che era di una sola fazenda e un solo proprietario, per dividerla dando terra a tante famiglie) abitato da 70 famiglie. Visitando le famiglie, mi colpiva il fatto che molti bambini e ragazzi di famiglie che si dicono cattoliche, non sono battezzati. Un gruppo ha iniziato la catechesi per la prima comunione, ma la catechista ha interrotto. Quasi nessuno è cresimato (ultima cresima risale a 40 anni fa); pochissimi sposati con sacramento del matrimonio (qualche signora vorrebbe sposarsi, ma i mariti non hanno intenzione). E’ un paese abbastanza isolato, con una realtà sociale diversa dalla città: non ci sono furti, non hanno la realtà di violenza, anche la droga non è diffusa tra i giovani come da noi … ma anche non ci sono grandi prospettive per il futuro. Ci sono molti ragazzi, pochi hanno una prospettiva sul futuro. In una settimana si crea un clima amichevole, di stima e collaborazione che aiuta la comunità a riunirsi anche in futuro. Le famiglie sono state molto accoglienti con noi missionari; la speranza è che la comunità abbia un po’ di forza per animarsi, soprattutto nella parte di formazione catechetica.

Questa della missione diocesana annuale è una esperienza molto valida, fa sentire a unità della diocesi e certamente aiuta la parrocchia coinvolta a re-impostarsi con maggiore coscienza.

Ipirá – Bahia, 16-07-2017

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Ipirá – Bahia Abril 2017

Carissimi, vi auguro buon tempo Pasquale!

Qualche notizia da Ipirá, dalla nostra missione diocesana. Abbiamo vissuto il Triduo celebrando in una struttura che il Municipio ci ha prestato per le nostre celebrazioni in attesa di ritornare in Chiesa. Come nelle parrocchie italiane, anche qui sono giorni di intensa partecipazione dei fedeli. La notte della Vigilia pasquale abbiamo anche celebrato 19 battesimi di giovani e adulti, dopo un anno di formazione. Tra questi una signora che ho conosciuto facendo un giorno un incontro con un gruppo prostitute (anche ex) alle quali ho detto di non aver timore di venire in parrocchia, di partecipare alla messa. Due sono venute alcune volte, poi sono state sorprese a rubare in un negozio … ho chiesto qualche spiegazione e sono venute a parlarmi ma erano ubriache, poi sono state riconosciute responsabili di un furto in un negozio di una altra città dove hanno fatto un periodo in prigione per questo. Malgrado queste e altre vicende (e problemi di salute) una ha continuato a frequentare gli incontri di catechesi e l’ho incoraggiata a non desistere anche se si vergognava; lei aveva effettivamente desiderio di ricevere il battesimo e la notte di Pasqua ha celebrato con gli altri i sacramenti della Iniziazione cristiana. Anche un altro ragazzo, con qualche problema psichico, che si sentiva escluso dai compagni di scuola, ha cominciato a venire in parrocchia e a parlare con noi preti e si è sentito accolto e ha fatto l’anno di catecumenato e il battesimo … negli ultimi mesi è diventato un fedelissimo alle celebrazioni e passa spesso nella casa parrocchiale per salutare e fare due chiacchiere. Un altro personaggio interessante del gruppo ha passato la sua infanzia e adolescenze in una delle favelas più pericolose di Salvador, regno di spacciatori e criminali di vario tipo, zona proibita a chi non è della favela. E’ pieno di tatuaggi con simbologie che mi ha spiegato. Ora è sposato e con due figlie piccole, e ha chiesto il battesimo; per un periodo ho fatto la formazione solo con lui perché, per motivi di orario di lavoro, non poteva partecipare con il gruppo dei catecumeni. Tante storie, interessanti, sorprendenti, a volte deludenti.

Condivido con voi anche le fatiche con la ristrutturazione della Chiesa – Mtariz della parrocchia. Dopo l’inizio dei lavori abbiamo scoperto una situazione molto più problematica e pericolosa del previsto. Molte parti strutturali della chiesa con pericolo di crollo. Poi la scoperta che il grande altare centrale di legno di Santa Anna, era nel suo interno, nelle strutture portanti, quasi tutto marcio….. non è crollato per miracolo. Dovremo restaurarlo, e la previsione è di altri 5 mesi per il restauro, e altri 50.000 euro di spesa.

Comunque a fine maggio la chiesa dovrebbe essere riaperta per le celebrazioni; per quanto riguarda l’altare centrale aspetteremo, non è un impedimento per celebrare l’eucaristia con la comunità.

Ora una piccola cronaca con i nostri guai quotidiani.

27 marzo.
Entrando in chiesa i muratori si accorgono che la porta era aperta, e sono scomparsi gli strumenti di lavoro … sega, trapani, strumenti per la lavorazione del legno … un danno molto grave, più di 10mila reais. Lavoratori bloccati e disperati perché ora non si lavora. Vado dalla polizia, intanto facciamo diffondere dalla radio di fare attenzione a chi vende attrezzi usati perché potrebbero essere quelli rubati in chiesa. Mentre siamo alla polizia, una telefonata dalla radio informa che un uomo ha portato alcuni trapani e un altro attrezzo alla radio. Andiamo a vedere, ci sono alcuni degli attrezzi rubati, solo tre in verità. Chiediamo informazioni sul signore che ha portato la refurtiva, lavora in una strada vicina, come falegname-meccanico, e vive con figlio e figlia adolescenti in questo spazio di lavoro, avendo ricavato un buco dove porre materassi per dormire…. passo a vedere, materassi ammassati nella sporcizia … situazione indegna. La ragazza ha trovato gli attrezzi sotto il materasso del fratello, lo ha detto al padre, e il padre che per caso stava ascoltando la radio, ha subito portato le cose alla radio. Un ragazzo che ha appena compiuto 16 anni, che da mesi non vuole più andare a scuola, il padre arrabbiato e disperato perché non sa cosa fare, gli spiega le cose ma il figlio non obbedisce … sta con gli amici che giovanissimi sono consumatori e spacciatori di droga … a volte vanno nelle città grandi per spacciare droga… naturalmente il ragazzo non è in casa, era nei pressi ma quando ha visto movimento è fuggito. Andiamo con il povero padre dalla polizia, poi ci inviano all’ufficio che tutela i minori per fare questa accusa e far iniziare provvedimenti per aiutare la famiglia. Aspettiamo perché sul momento i responsabili sono fuori in riunione (la madre del ragazzo ha lasciato il marito e non si cura dei figli). Torniamo poi dalla polizia per concludere la denuncia quando già è notte: vogliono rimandarci al giorno dopo, ma io insisto per concludere (stanco e deluso … un intero giorno solo per fare una denuncia … e le indagini? Possiamo dire addio agli oggetti rubati!). Mi pare tutto molto lento, ma così è, non possiamo cambiare questa impostazione.
Il giorno seguente il ragazzo non si fa vedere … ma alla fine il giorno dopo la polizia lo intercetta. Lui dice che il venerdì sera aveva visto la porta della chiesa aperta, era entrato da solo, aveva portato via qualcosa, messo in una borsa ed era andato a casa. Un ragazzino magrino, già noto per i furti … io non credo alla sua versione, penso che abbia agito con un gruppo di altri, forse adulti, che hanno portato via i macchinari pesanti. Ma non abbiamo alcuna prova …

Hanno prestato attrezzi e macchinari ai nostri lavoratori, così si va avanti, spero per un bel lavoro per la nostra Chiesa Parrocchiale, uno degli edifici significativi della città.

Vi auguro un buon tempo pasquale, don Gabriele Burani, Ipirá- Bahia

Ipirá – Gennaio 2017

Cari amici, dopo il gradito ritorno per un mese in terra reggiana, un saluto da Ipirá, augurandovi un anno benedetto dal Signore.

Siamo sempre coinvolti nella ricostruzione della Chiesa principale (Matriz) di Ipirá, che è anche uno dei pochi edifici storici della città, e anche per questo è importante salvaguardarla. Già da mesi molti muratori e carpentieri stanno lavorando, mi sembra con un buon lavoro che durerà nel tempo. Le comunità si sono attivate per fare offerte, ed è positivo che molte persone hanno fatto offerte in base alle loro possibilità: qualcuno con equivalente di 1.000 – 1.500 euro, ma molti con piccole offerte e veramente in tanti hanno partecipato donando qualcosa. I costi per un edificio grande sono elevati, e i contributi che arrivano dall’Italia ci stanno aiutando molto, per arrivare a concludere nei prossimi mesi.

Ho fatto la simpatica esperienza di rimanere bloccato con l’auto nel bel mezzo della caatinga desertica, di ritorno da una celebrazione in una delle comunità più lontane dalla città (circa 45 Km). La strada è pessima, piena di buche e sassi, che hanno rotto il radiatore e quindi il motore si è bloccato (prima di fondere!). Il cellulare non funziona in campagna (e in ogni caso non potevo chiamare perché mi sono accorto che non avevo credito), il panorama era di sassi e piante basse e secche, in un luogo dove difficilmente passa qualche auto. Dovevo anche recuperare don Luca Grassi che celebrava la messa in un altro paese…… e non potevo comunicare con lui. Erano con me due ragazze che a volte mi accompagnano per la animazione del canto liturgico nelle comunità. Cominciamo a camminare in una direzione, sperando di incontrare qualche casa. Tra non molto sarà notte, e le difficoltà aumentano! Vediamo un edificio, ma disabitato; in distanza vediamo una casa, con galline o simili, e avanziamo, nella speranza di trovare qualche persona e non incappare in cani rabbiosi, spesso presenti. Chiamiamo ad alta voce e grazie a Dio esce di casa una ragazza che conosco, e una giovane donna, che frequentano una delle nostre comunità. Non hanno mezzi per aiutarci, ma potrebbero ospitarci per la notte. In qualche modo una delle ragazze che erano con me riesce ad avvisare qualcuno a Ipirá, il diacono e don Luca. Poi in lontananza vediamo i fari di una auto arrivare … è il marito di una delle due giovani con un amico, scendono con un lungo fucile perché stavano cacciando una “onça” (giaguaro) che in questi giorni stava uccidendo il bestiame della zona. E’ raro ma possono arrivare nelle nostre campagne. Pochi minuti fa l’avevano vista attraversare la strada proprio vicino alla casa. Chiediamo aiuto, sono persone gentili e uno ci accompagna fino a Ipirá. Ci hanno detto in seguito che è un ‘pai de santo’, una specie di sacerdote della religione tradizionale africana del candomblè (molto diffusa in Brasile), giunta con gli schiavi africani. Avevo alle 19.00 celebrazione di battesimi in un villaggio della campagna, e arrivo dopo le 21.00; erano stati avvisati e hanno aspettato. Alla fine è andato tutto bene …

I mesi di dicembre e gennaio sono estivi, vacanze dalla scuola, arrivano persone che lavorano in San Paolo o altre città, per incontrare la famiglia di origine. La maggior parte delle famiglie ha qualche componente che è andato via per lavoro, specialmente a San Paolo. Un problema grave per i nostri giovani: molti sono costretti a emigrare, per studio e per lavoro e ritornano in dicembre e gennaio quando ne hanno la possibilità (non tutti gli anni). E di conseguenza sono anche mesi in Ipirá di celebrazioni di battesimi e matrimoni. La mattina di natale ho battezzato 46 bambini, e matrimoni e battesimi in altri giorni. Porto con me gli interrogativi: è presenta la fede in chi chiede il battesimo dei bambini e il matrimonio? Una fede generica si, ma fede cristiana cattolica? Il desiderio di seguire Gesù Cristo e far parte della comunità dei credenti? Io non posso giudicare gli altri, non posso misurare la fede, posso solo ammettere la mia poca fede, ma ho la impressione di molta superficialità e attenzione all’esteriorità nella celebrazione dei sacramenti. Si fanno incontri di preparazione (tre incontri in una settimana, in genere quella prossima alle celebrazioni) ma occorrerebbe un itinerario più strutturato e la partecipazione alla vita della comunità; la mia intenzione è potenziare la equipe di preparazione al battesimo e al matrimonio, modificando un poco la prassi attuale e che sia anche un piccolo itinerario di fede. Con tanti che chiedono il battesimo per i figli (molti senza nessuna partecipazione alla vita ecclesiale) mi sembra difficile creare qualcosa di più personale … il prossimo mese cominceremo un confronto su questo.

Il diacono Genival che era con me, a partire da febbraio comincerà il suo servizio in una altra parrocchia e rimane con me Roque che in dicembre è stato ordinato presbitero; saremo quindi in due preti stabili in parrocchia (con la collaborazione di don Luca quando necessita), sono contento perché sulla maggior parte delle attività pastorali, scelte da fare, priorità da dare, abbiamo idee simili, e lavorare con la stessa visione aiuta molto.

Un caro saluto e buon anno nella fede in Gesù.
Don Gabriele Burani, Ipirà – bahia

Ipirá – Bahia, Agosto 2016 – Costruzioni

Abbiamo la necessità di costruire nuovi locali per il centro parrocchiale di Ipirá.

Alcune sere abbiamo 4-5 -6 .. riunioni in contemporanea, con i parrocchiani che invadono la nostra cucina e le stanze della nostra abitazione.
Il nostro progetto è di costruire un piano superiore sopra segreteria, caritas, biblioteca … costerà parecchio, ma sta diventando una necessità.

Però i problemi si assommano con gli imprevisti; dopo un giro sotto il tetto della chiesa centrale di Ipirà, si scopre una situazione di grande pericolo: la trave che regge il tetto del presbiterio è deteriorata e si sta spostando a causa di una pesante decorazione posta sulla volta del presbiterio; era rimasto solo 1 centimetro di appoggio, e quindi in poco tempo il tetto sarebbe crollato nella chiesa! Altre travi di legno erano deteriorate.

Inoltre la scoperta che sulla navata centrale della chiesa, che è un edificio grande e alto, non esitono strutture per assicurare la stabilità … quindi potrebbe crollare tutto.

Ho chiuso immediatamente la chiesa, e muratori e ingegnere hanno iniziato il lavoro per la sicurezza e risistemazione della chiesa.

Sarà una buona spesa, quindi i lavori nel centro parrocchiale dovranno aspettare. E intanto il disagio per avere pochi spazi e la chiesa chiusa.

Ma le attività costruttive, per una parrocchia che ha 90 e più comunità sono molti. In diverse cappelle stiamo affrontando un adeguamento del presbiterio per una migliore celebrazione; in altre lavori anche per motivi strutturali. Alcune cappelle sono costruite da poco solo nel grezzo, e devono essere concluse. Poi abbiamo alcune comunità senza cappella, ci si riunisce nelle case, ma lo spazio e poco, e comunque si ha il desiderio di luogo che sia solo chiesa e sia sentito come la casa di tutti; quindi stiamo cercando terreni e soldi per costruire. Insomma, il problema del mattone non mi abbandona, anzi sta aumentando!

Sono comunque contento perché si sta scoprendo nei parrocchiani una sensibilità nuova per la liturgia e il desiderio di rendere più adatti per la liturgia alcuni spazi che erano solo freddi stanzoni senza alcun segno di trascendenza.

Condividendo questa parte della nostra missione, un caro saluto.

Don Gabriele Burani, Ipirà

Ancora giovani ammazzati

Ipirá, Bahia, 15 aprile 2016. Ancora giovani ammazzati.

Cari amici,
scrivo condividendo la preoccupazione e tristezza per le situazioni di violenza che continuano nella nostra parrocchia e in Brasile in generale. Un cronaca di questi giorni.
Ieri in una discarica di un paese vicino alla città, è stato trovato il cadavere di un uomo crivellato di colpi, ancora non identificato.
Nella ottava di pasqua una catechista mi dice, volendo mantenere la riservatezza, che nella notte alcune persone sono entrate in casa per rubare, minacciando con le armi lei, il marito e i figli: pistole puntate alla testa. Un’altra che è ministra della comunione, più volte ha subito rapine con uomini armati.
Anche io ho subito diversi furti, sono entrati nella casa parrocchiale e precisamente nella mia stanza, ma quando io non ero presente e fortunatamente senza violenze. Giovedì scorso, facendo un incontro con adolescenti per la Cresima, mi fanno vedere foto fatte con il telefonino di un signore di circa 40 anni. Mi dicono che era in prigione, è pericoloso, e solo dopo 4 anni è uscito dal carcere e ora è libero, oppure è scappato … non si sa. Tutto il paese ne parla con preoccupazione. Era un giovane che anche frequentava una delle nostre comunità, liturgie, incontri di preghiera e che un giorno ha catturato, violentato e squartato una bambina (era assieme al fratellino che è riuscito a fuggire) perché lo stavano disturbando, e ha sentito il richiamo di Dio ad ucciderli.
E’ uscito dal carcere, forse hanno riconosciuto la infermità mentale con uno sconto di pena …
Venerdì era in una pensione, arrivano in auto tre uomini armati, entrano nella sua stanza, lo uccidono e se ne vanno. Non si sa niente altro. Quando viene uccisa una persona che ha commesso crimini, non vengono fatte molte indagini.
Leggo poi che sempre lo stesso giorno, un giovane di Ipirá viene trovato ucciso in un paese vicino, pare fosse legato a traffico di moto usate. Anche per questo omicidio non si sa nulla.
Il giorno dopo, sabato 9 aprile, ero ad un incontro del Rinnovamento Carismatico Cattolico in parrocchia, ero seduto accanto ad una signora, arriva il marito, sta piangendo … lei capisce subito: hanno ammazzato il loro figlio, 20 anni. Lei urla disperata; li accompagno a casa, poi all’ospedale. Il ragazzo è sul lettino, ormai morto, tutto insanguinato. Una morte annunciata. Il ragazzo era tossicodipendente e coinvolto nel giro del traffico di droga, con problemi fin dalla preadolescenza. Per qualche mese ha frequentato un centro di recupero in Ruy Barbosa, poi ha deciso di tornare a casa. Già due volte la polizia ha tentato di ucciderlo, ed è sfuggito per miracolo. Tutti sapevano che correva il pericolo di essere ucciso. Stava quasi sempre in casa negli ultimi tempi. Ma venerdì sera era uscito, con un noto spacciatore, più vecchio di lui, coinvolto nel traffico di droga e anche omicidi. Hanno fatto festa la notte, e il sabato pomeriggio arriva la polizia, i due fuggono, sono in un quartiere vicino al centro della città. Si sentono spari per lungo tempo, la polizia uccide entrambi. Mi dicono che è stato colpito da 30-40 pallottole … incredibile! La polizia è violenta, e in molte morti si sospetta che siano alcuni della polizia specializzati per la eliminazione di chi ha commesso reati gravi. La famiglia è sconvolta, una situazione di shock. Domenica pomeriggio aspetto in chiesa alle 15.00 il primo funerale, poi alle 16,30 arriva l’altro…. parlo con alcune persone addolorate, e con alcuni giovani, della loro difficoltà quotidiana: in molte zone della città ci sono rapine alle persone, in qualche bairro spaccio di droga in quantità spaventose.
Di fronte a questi giovani ammazzati, perché dopo pochi giorni tutto tace, non si fanno indagini? Sono tutte persone legate al traffico di droga o altri crimini, e qualcuno mi dice che alla maggior parte delle persone va bene così, che chi è pericoloso per la società venga ucciso!
Quindi non si fanno manifestazioni…. solo noi della Chiesa cattolica parliamo condannando, ma anche molti cattolici appoggiano questo stile violento. Anzi, per quanto intuisco e ascolto, la maggioranza dei cattolici concorda con la eliminazione delle persone che hanno commesso reati gravi, fatta in questo modo. Per l’equivalente di 500 euro si trova facilmente un killer che vada ad uccidere un tuo nemico. Il costo varia se è una persona con una attività importante e un ruolo sociale (medico, professore …) o un disoccupato.

La preoccupazione è grande anche per il nostro governo: la corruzione di molti uomini del PT (il partito di Lula e Dilma), partito nato nelle parrocchie e da anni al potere. Purtroppo il tasso di corruzione dei politici è molto alto, dai piccoli paesi al Governo Federale, a tutti i livelli. Gli oppositori del PT, che sono le forze liberali, difendono i più ricchi e minacciano di togliere o limitare gli aiuti alle famiglie povere. Nei dibattiti la aggressività è molto alta, con il pericolo di scontri di piazza violenti.
Continuiamo nelle nostre parrocchie ad annunciare il Vangelo, a lavorare per la comunione, consapevoli che la situazione sta diventando pesante.
Sempre invito a non cadere in eccessi di ‘soggettivismo’ e cioè pensare ai valori e non fermarsi alle lotte personali, come molti fanno. Pensare al bene oggettivo e non lasciarsi trascinare dalle emozioni del momento. Mettere impegno più per costruire che per distruggere l’opera degli avversari. Ma in questa cultura, nei fatti, prevale la emotività sulla razionalità.
Speriamo che la sensibilità cattolica, importante nella identità del Brasile, possa essere di aiuto nella formazione di coscienze più pure e di una convivenza sociale più pacifica.

Un caro saluto, don Gabriele Burani.

Ipirá – Bahia. 19 marzo 2016

Carissimi, un ricordo affettuoso da Ipirá, diocesi di Ruy Barbosa.

Sento il desiderio di scrivere, per una condivisione del nostro cammino di Chiese. La parrocchia di Ipirà è grande, con tante esigenze e sento il bisogno di fermarmi e riflettere, magari studiare, e finora non ho avuto molte occasioni. In questa lettera voglio soffermarmi, come al solito, solo su alcuni aspetti significativi di questo periodo.

  1. Gli uomini e il Rosario. Ho mandato qualche immagine e una presentazione su facebook. La storia delle parrocchie della nostra zona è storia di comunità frequentate quasi esclusivamente da donne e bambini. In alcuni villaggi, ad esempio, gli uomini non volevano sposarsi in chiesa per la vergogna di farsi vedere dagli amici. A volte accettavano di sposarsi in segreto, in orari stravaganti per non essere visti. In sostanza, le liturgie erano partecipate da donne e qualche bambino e così la vita di comunità. Grazie a Dio qualcosa sta cambiando a motivo di un nuovo coinvolgimento delle famiglie (pastorale familiare, catechesi …) e del gruppo del “Rosario degli uomini”. In sé è una cosa strana, almeno per il mio spirito italiano: semplicemente un gruppo di uomini che si ritrova per pregare il Rosario una volta la settimana. La novità è che è per gli uomini, gli uomini animano il rosario in chiesa, anche con qualche meditazione. Qualche donna partecipa, ma la guida, la animazione è degli uomini; e questa è la grande novità. In tutto il Brasile si sono formati gruppi di uomini che si ritrovano per recitare il rosario, una preghiera semplicissima, e che sta portando frutti molto ricchi. A Ipirá abbiamo festeggiato il terzo anniversario del gruppo. Certamente dobbiamo migliorare e maturare nella fede: molti uomini hanno iniziato a pregare il rosario ma non sanno nulla dei sacramenti, della messa … il bisogno di formazione è grande, ma si notano dei segni di conversione: uomini schiavi dell’alcool e disinteressati verso la famiglia cominciano a interessarsi e a rispettare la propria sposa.
    Qualcuno comincia frequentare la messa, altri si dispongono a servizio della parrocchia.
    Grazie alla preghiera del rosario, tante famiglie sono state toccate dalla grazia. Per questo anno ho proposto un cammino più intenso sulla parola di Dio, leggendo tutto il vangelo di Luca, meditando una piccola parte a ogni incontro di preghiera.
    Con un gruppo abbiamo fatto un pellegrinaggio al Santuario di Aparecida, partecipato da uomini di tutto il Brasile. Abbiamo segni di speranza!
  2. Equipe missionaria. Abbiamo formato una equipe missionaria parrocchiale, iniziando a pensare alle zone della parrocchia che hanno maggior bisogno. Con un gruppo abbiamo fatto un giorno di missione, visitando tutte le famiglie, in un paesino dove non c’è mai stata presenza cattolica.
    E’ stata emozionante questa prima visita, con la idea di formare una comunità in questo luogo se avessimo trovato qualche persona disponibile. Sembra che qualche fedele ci sia, e celebrerò la messa una volta al mese circa … ora stiamo cercando qualcuno che possa iniziare una catechesi sistematica per le persone del luogo.
  3. Situazione politica. Stiamo vivendo giorni di grande tensione. Il governo Dilma è fortemente attaccato, e molte accuse a Lula, ex presidente. Penso che Dilma sia una persona retta e onesta, ma il partito che ha dominato negli ultimi anni (PT) e nato dalle parrocchie, è purtroppo coinvolto in tanti casi di corruzione. Le TV forti sono contro Dilma (soprattutto la potente Globo) e abbiamo manifestazioni contro il governo da parte della opposizione.
    Qualcuno comincia manifestare il desiderio di una dittatura militare. La situazione è confusa, speriamo non sfoci in azioni violente.

Continuando con il mio piccolo handicap agli arti, dovuto alla chikungunya, auguro una buona settimana santa.

Don Gabriele Burani

Ipirá, 5 de setembro de 2015

Cari amici,

una lettera per condividere la esperienza della nostra presenza missionaria in Ipirá – Bahia. Noi preti reggiani nella diocesi di Ruy Barbosa siamo tutti parroci e il ministero nella sua essenza corrisponde a quello in Italia, ma il contesto e la cultura diversa pongono, evidentemente, attività e tempi diversi.
La situazione nuova ed insolita per me è la dimensione della parrocchia, con 60 mila abitanti e 90 comunità cattoliche diffuse in un territorio che è più grande della nostra provincia di Reggio. Le comunità sono distanti 20, 30, 40, 45 kilometri, per la maggior parte strada sterrata; passiamo quindi molto tempo in auto. Metà degli abitanti circa sono in città in un territorio ristretto, metà in campagna, con spazi molto ampi. In realtà non abbiamo dati precisi perchè il Municipio non ha una sua anagrafe precisa e i dati ultimi sono del censimento che organizza il governo federale (ultimo nel 2010).
Abbiamo celebrazioni mensili nelle comunità della città e villaggi più grandi e mediamente ogni tre mesi nelle comunità minori. Gestire tutto ciò non è semplice. I parroci reggiani che mi hanno preceduto hanno fatto un gran lavoro, e dobbiamo ringraziare il Signore per la dedizione grande alle persone e per la testimonianza molto forte che hanno dato in questa terra.
La mia prima necessità è conoscere e quindi ho pensato, nel tempo, di incontrare tutte le comunità sia nella celebrazione della eucaristia che proponendo una assemblea della comunità: chiedo qualcosa sulla storia della comunità poi affrontiamo la vita attuale: cosa si fa, la liturgia, la catechesi, le povertà, i problemi che stanno affrontando, eventuali conflitti … mi metto in ascolto delle persone di ogni comunità. Cerco di avere una idea della situazione. Occorre molto tempo per tutte queste assemblee, anche perché gli altri impegni continuano normalmente.

Cosa sto incontrando? Comunità molto diverse tra loro. La maggior parte, nella zona della campagna hanno iniziato la loro vita negli anni ’80, alla fine della Dittatura militare e quindi con la possibilità di riunirsi liberamente. Era il periodo in cui era parroco don Riccardo, poi hanno continuato don Piero con don Antonio e don Marco. In campagna ci sono varie comunità molto piccole; quando si radunano per la celebrazione settimanale sono una decina di persone e in alcune comunità non hanno altra esperienza comunitaria se non la liturgia ogni tanto. Nei decenni passati era maggiore la popolazione della compagna; tempi di lotta per avere la terra, tempi forte presenza cattolica, e quindi di catechesi, servizio. Nel corso del tempo la popolazione della campagna è andata diminuendo, tanti giovani si sono trasferiti a San Paolo, a Salvador o in Ipirá città. Le comunità si trovano nei villaggi della parrocchia, ma anche in zone che non hanno un centro, solo le case sparse e distanti tra loro, e con persone che fanno kilometri a piedi per partecipare alla messa (in pochi hanno i mezzi motorizzati).

+ Ci sono alcuni villaggi grandi ( ma anche piccoli) con una vita ecclesiale ben strutturata: catechesi, liturgie, caritas, pastorale giovanile, famiglie…. tutto portato avanti dai laici. Sono veramente ammirato per questo. Alcuni villaggi grandi però hanno una partecipazione ecclesiale quasi nulla: un piccolo gruppetto viene a messa, nessun bambini fa catechismo, nessuna formazione, le liturgie ‘sgangherate’ e confuse, senza coscienza di cosa si sta celebrando. E senza leader in cui confidare per un lavoro di missionarietà. Dopo alcune celebrazioni e incontri comunitari sono veramente sconfortato! Non vedo possibilità immediate, non so come agire, cosa proporre … Pazienza! Spesso troviamo comunità con limiti (ad esempio, quasi nessuno sa leggere in modo comprensibile) ma che si incontrano, celebrano, annunciano … una presenza di chiesa semplice e bella.

+ E’ interessante trovare grande diversità nella stessa regione, considerando comunità confinanti.
Alcune comunità attendono il parroco per la messa con molta gioia, preparando la chiesa, i canti ecc … in altre capita di arrivare e trovare la chiesa chiusa e nessuno presente! Non si sono informati, o sono a lavorare in città, i responsabili non sono presenti e non hanno avvisato … si viaggia alcune ore per nulla.
In una zona ci sono tre comunità vicine. Una storica, si raduna ina una casa, ma solo con poche persone, senza nessuna vita ecclesiale, solo la memoria del passato glorioso. A pochi kilometri una zona che non ha mai avuto comunità, da poco tempo ci si raduna in una struttura semplice di mattoni e cemento grezzi, ancora da terminare, e ci sono famiglie, bambini, giovani … persone che non hanno quasi mai partecipato a nulla e desiderose di fare un cammino di fede … con loro si comincia quasi da zero un percorso di annuncio di fede. E partecipano in un buon numero, pur abitando distanti. Poi, a qualche kilometro un villaggio con case vicine, ben costruite, molte famiglie, zona più ricca perché ha una specie di spiaggia sul fiume che attira molte persone nei giorni festivi…. e NON esiste comunità ecclesiale, nessuno partecipa, nessuno è interessato, zero … misteri.

– A volte ci sono sorprese … viaggiando per una strada interna che non ho mai fatto, tra due comunità di campagna, scopro un centro con un buon numero di case (si chiama Santo Antonio, credo) di cui non conoscevo la esistenza; un luogo isolato, e non abbiamo comunità cattolica ma alcune famiglie hanno chiesto a chi abita nei paesetti vicini di aiutarli a iniziare incontri di preghiera. Da poco una setta protestante di origine nord-americana ha costruito un grande edificio di culto, per ora la unica presenza in zona. Penso che dovremo formare un gruppo attivo di laici missionari disposti ad uscire dalla proprie case per prendersi cura delle zone più povere di presenza.

Mie valutazioni

La zona di campagna, molto ampia,ha avuto un passato glorioso, ma il presente, nelle comunità rurali è in declino. Molti giovani sono andati via, per studio e lavoro e le comunità si sono impoverite. In positivo vedo che stanno andando avanti da anni in modo autonomo, ma occorre cambiare qualcosa. Non ci sono più le battaglie sociali dei tempi passati, ci sono nuovi problemi che emergono.

  • Diversa la situazione nei ‘povoados’, villaggi più grandi, come i nostri paesi, in genere con una piazza al centro e la chiesa. In molti abbiamo una buona vita comunitaria e un bel cammino di fede e la partecipazione alla formazione e attività della parrocchia.
    Noto comunque un grande problema di leader, catechisti, animatori, ministri: tanti hanno una formazione molto scarsa, disponibilità buona ma poche capacità. Poi ci sono alcune persone anziane che da anni sono a guida delle comunità, persone anche con capacità, ma che hanno appiattito le comunità. Forse in passato si aveva maggiore vivacità e desiderio di essere protagonisti da parte dei fedeli. Ora in pochi hanno la disponibilità ad assumersi incarichi, faticano a decidere di essere responsabile di qualcosa.
    Partecipano ma solo in modo passivo: spesso capiscono di non avere le capacità, hanno una riservatezza che è un sentire i propri limiti. Mi dicono che sarà ben difficile che qualcuno si offra spontaneamente per un servizio o responsabilità; il modo migliore è chiamare le persone, chiedere, decidere per loro (con il loro assenso!).
  • la mia idea spontanea sarebbe di chiudere alcune comunità dal passato glorioso ma dal presente inconsistente (e accorpare) ma questa potrebbe sembrare una bestemmia per chi ha vissuto l’epoca aurea delle Comunità di base. Qui sono molto conservatori e quando si mutano anche piccole cose, ci sono sempre resistenze, ma penso sia giusto mutare qualcosa.
  • Sto cercando, con calma e pazienza, anche di mutare alcune cose nella liturgia. Non voglio fare la parte dell’europeo che distrugge la cultura brasiliana, ma oggettivamente sento il dovere di cambiare alcune pratiche. La prima cosa è la formazione perché i fedeli abbiamo consapevolezza.

Ho già scritto molto. Parlerò poi della situazione pastorale nella città.

Un caro saluto da Ipirá, don Gabriele Burani