Ipirá, 28-04-2018 – Pastorale familiare

Cari amici, buon tempo Pasquale!

Continuo a condividere con voi qualche esperienza della nostra missione reggiana in Brasile.

Nei giorni scorsi a Reggio si sono diffuse notizie preoccupanti di minacce a noi missionari in Brasile; ho notato una certa confusione, nel senso che sono stati uniti avvenimenti non connessi tra loro, e interpretati in modo arbitrario.

Comunque il problema della diffusione delle droghe , della criminalità, della violenza è sempre molto grande, e il pericolo per noi non è differente da quello dei nostri parrocchiani: possiamo essere vittime di rapine o essere coinvolti in qualche situazione problematica.

Ma ciò che mi preoccupa maggiormente, nei nostri paesi, è la cultura di violenza, è la diffusione della corruzione che è una violenza contro i cittadini, è il rischio di una indifferenza morale, è la morte della speranza per molti giovani che non vedono prospettive di lavoro onesto. Che fare? Siamo coscienti dei nostri limiti, e non possiamo risolvere tutto, ma possiamo agire con alcune scelte significative. Tutta la attività parrocchiale è costruire una cultura di pace. In particolare vorrei scrivere qualcosa sul tema della famiglia.

Abbiamo tante famiglie fragili, senza struttura: manca uno dei genitori o entrambi, molti bambini crescono con i nonni, zii, o altri… In alcuni quartieri la conflittualità dentro la famiglia è forte, in altri abbiamo situazioni di povertà (ad esempio madri sole con molti figli e senza lavoro). La impulsività e emotività dei brasiliani influisce nella facilità nel creare relazioni affettive ma anche nel distruggere le relazioni iniziate con grande coinvolgimento.

La tendenza oggi è quella di pochi matrimoni, i giovani in genere vanno a convivere e la maggioranza dei matrimoni che celebriamo sono di coppie che convivono da anni e ad un certo punto decidono di sposarsi. Credo sia centrale, qui in Brasile, come in Italia, una pastorale rivolta alle famiglie.

Pensiamo che sia molto importante annunciare il vangelo alle famiglie, e lavorare per favorire la formazione di famiglie cristiane. Solo in questo modo si purifica e rinnova la società e si dà consistenza e continuità alla comunità cristiana.
Nella nostra parrocchia di Ipirà abbiamo la bellissima esperienza chiamata ECC (Incontro delle coppie con Cristo) simile a Incontro Matrimoniale. Si inizia con una proposta di tre giorni di incontro, nei quali si fa una forte esperienza di fraternità e studio sui temi della famiglia. Poi si formano gruppi di coppie di sposi (in media di 8 coppie) che si incontrano meditando i temi fondamentali della vita cristiana. Una esperienza molto bella, che sta donando ottimi frutti alla nostra parrocchia. In settembre avremo un nuovo gruppo che farà la esperienza dei tre giorni, per poi (speriamo) continuare nella formazione.

Ma…. ci sono dei limiti. ECC è per le coppie cattoliche, regolarmente sposate con rito cattolico, e perseveranti: non sono ammessi separati, seconde unioni ecc… ovvero: una minoranza dei nostri parrocchiani.

La maggioranza delle famiglie sono formate da coppie non sposate, o separati e divorziati con nuove unioni, o famiglie con un genitore solo e figli. Tutte persone che non possono far parte dell’Incontro di Coppie con Cristo. Abbiamo allora pensato di iniziare una Pastorale Familiare, che possa accogliere e accompagnare le varie situazioni di famiglia.

Le linee-guida per dare vita alla PASTORALE FAMILIARE le troviamo nella FAMILIARIS CONSORTIO di papa Giovanni Paolo II. E la Chiesa del Brasile si muove in questa direzione, con 3 settori: Preparazione al matrimonio, settore che segue le famiglie sposate, e Casi Speciali (divorziati risposati, vedovanza, coppie conviventi e non sposate, famiglie con un solo genitore….).

Abbiamo fatto le prime riunioni generali nel 2014 (appena arrivato in Brasile) con la proposta della Pastorale Familiare con la sua struttura. Una partecipazione limitata come numero di persone, ma abbiamo continuato nel lavoro. La mia idea era non di proporre qualche evento grande e spettacolare (questa è la tendenza, in genere) che poi si conclude nell’evento stesso, ma di creare strutture che possano essere stabili nel tempo. E quindi anche dare tempo per individuare persone affidabili e motivate per questo servizio.

Grazie a Dio ho incontrato alcune coppie con una forte motivazione a dare vita alla Pastorale Familiare, e negli anni seguenti abbiamo iniziato, (con calma…. siamo in Bahia!) a dare forma alla nostra Pastorale Familiare. Due coppie come responsabili generali e una coppia responsabile per ogni settore. E così sta continuando il nostro lavoro.

Una preoccupazione per me urgente era strutturare una preparazione dei fidanzati al matrimonio (una coppia di sposi già lavorava per questo, incontrando i futuri sposi nella settimana prima del matrimonio, ma avevamo bisogno di qualcosa di più); dal 2017 abbiamo iniziato con una equipe di sposi che fa alcuni incontri per i fidanzati preparando il matrimonio e che è presente alla celebrazione del matrimonio per
animare la liturgia e come segno della Chiesa che accoglie la nuova famiglia. Sono molto contento di questi passi che abbiamo fatto, e della disponibilità di queste coppie (una decina).

Ho lavorato, in questi ultimi mesi con loro, sulla celebrazione del matrimonio. La tendenza qui è di fare un matrimonio-show: una schiera di testimoni con vestiti super-eleganti noleggiati, varie entrate solenni in chiesa con infinite foto di familiari, testimoni ….. lo stile è quello di una celebrazione-film, anche nei canti e musiche.

Ho cominciato a porre alcune regole, limiti e indicazioni sui valori, per uno stile che sia cristiano cattolico (oggettivamente), più sobrio, e naturalmente incontro resistenze, opposizioni e malumori perché – per alcuni- sto contrastando la cultura del luogo; su questo mi interrogo onestamente, e so che non devo imporre la mia cultura e accettare quella che incontro, ma nello stesso tempo sento il dovere di purificare certe cose e aiutare le persone a conoscere e vivere nello spirito della liturgia cattolica.

Anche con gli altri settori (accompagnamento degli sposi e casi speciali) abbiamo iniziato a lavorare, e sono contento perché ho trovato alcune coppie (non moltissime, ma alcune ci sono) motivate e con entusiasmo, e così la nostra Pastorale Familiare sta continuando. La mia speranza è di diffondere la attività con fidanzati e sposi non solo nel centro città, ma anche nelle varie comunità sparse sul grande territorio della parrocchia; una proposta è formare gruppi di sposi, nelle comunità più grandi, che si incontrino regolarmente alla luce della Parola di Dio e possano confrontarsi sul loro vissuto
matrimoniale, sulla appartenenza ecclesiale, e su altri temi per loro importanti.

– Il lavoro più difficile è con quelli chiamati “casi speciali” (la espressione non mi piace molto, ma serve per capirci); un gruppetto di sposi sta visitando famiglie di una comunità tra le più povere e problematiche, con molte famiglie disintegrate, povere, disorientate…. un piccolo segno. Siamo in un ambito molto difficile da affrontare, per ora non abbiamo molte forze e capacità per accompagnare queste famiglie, ma è importante perseverare con piccoli segni.

– Ministri. Una novità di questo anno è che abbiamo ottenuto dagli uffici responsabili di Roma, la autorizzazione per tre persone di poter presiedere la celebrazione del Matrimonio, come assistenti autorizzati, quando manca il prete. Due donne e un uomo, sposati. In verità non sono accolti da tutti, nel senso che diversi fidanzati chiedono espressamente il prete e non vorrebbero laici a presiedere la liturgia del matrimonio; per altri non ci sono problemi. Mi sembra anche questo passo significativo, certamente non per contrapporre preti e ministri laici, ma per crescere sempre più nella collaborazione e nella fiducia reciproca.

Un caro saluto a tutti voi.
DON Gabriele Burani

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Scuola di formazione teologica

Lettera dalla missione della diocesi di Reggio Emilia in Brasile.
Ipirá febbraio 2018

SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA

La povertà della nostra gente è soprattutto culturale. Ci sono ancora molti adulti analfabeti, e tra i giovani, che pure frequentano la scuola, una scarsa capacità di apprendere, una difficoltà grande nel comunicare correttamente, di leggere e scrivere … la qualità delle scuole è bassa.
La lettura qui da noi è un hobby poco praticato; non ci sono librerie, non ci sono edicole ma se ci fossero, non avrebbero molta attività.
Le persone guardano la TV, che è abbondantemente manipolata, e i programmi più seguiti sono futili o dannosi. In genere le persone non leggono, e quindi non si fanno una idea critica della realtà. Per questo i politici, anche disonesti, riescono a mantenere il potere; la maggioranza delle persone non conosce i propri diritti, non sa come funzionano i servizi, e la conoscenza si riduce a ciò che serve per la sopravvivenza quotidiana.

Anche nelle nostre comunità cattoliche sentiamo il bisogno di lavorare molto per trasmettere i contenuti principali della fede. Certo, ci sono molti uomini e donne analfabeti o quasi con una fede stupenda, un impegno ammirevole nelle comunità e una conoscenza buona dei fondamenti della vita cristiana grazie alla loro presenza costante e apertura di cuore. Ma incontro anche molti errori, molte persone uniscono il cattolicesimo con i culti di origine africana, con le tradizioni della cultura della zona … pensando che sia tutto dottrina della Chiesa. Un dato di fatto è la ignoranza dei cattolici, ignoranza biblica, mancanza di conoscenza del significato dei sacramenti, dei fondamenti teologici. E le chiese protestanti stanno aumentando anche e soprattutto crescendo sulla ignoranza di fede dei cattolici.

Abbiamo allora pensato a un progetto un poco ambizioso, ma ci sembrava una proposta
importante: una piccola Scuola di Formazione Teologica.
La organizzazione incontra sempre difficoltà, ad esempio perché la nostra parrocchia è grande e le persone che abitano nei villaggi hanno difficoltà a trovare il trasporto per il centro, e quando trovano il costo è piuttosto caro. Inoltre non sono molti con la capacità di affrontare uno studio serio.
Altra difficoltà culturale è che sono abituati a una formazione fatta di eventi (meglio se
spettacolari) che iniziano e finiscono in giornata. Un impegno che dura nel tempo difficilmente viene assunto.

Coscienti dei vari ostacoli, abbiamo comunque fatto questa proposta: una Scuola di
Formazione Teologica, con un incontro al mese, cominciando dal venerdì sera alle 19, fino a domenica nel primo pomeriggio, rimanendo nel nostro centro di formazione, anche per creare scambi di amicizia tra i partecipanti.
Abbiamo previsto una durata di 3 anni, affrontando, in questo periodo le varie discipline
teologiche, certo in modo molto semplificato ma serio. Chiediamo ai partecipanti la capacità di leggere, scrivere e studiare autonomamente.
Il nostro intento è pastorale, nel senso di aiutare la formazione di alcune persone che
assumano poi un servizio in favore di altri nelle varie zone della parrocchia. Invito forte a moltiplicare, a diffondere le conoscenze.
Abbiamo un gruppetto di coordinazione molto motivato e preparato. Hanno pensato di
intitolare la scuola a don Riccardo Camellini, che è stato qui parroco negli anni dopo la
dittatura, quando cominciarono a formarsi le Comunità di Base che sono su tutto il territorio della parrocchia.

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La scuola è iniziata nella prima settimana di febbraio, con 35 iscritti, più i 5 della coordinazione.
Questo inizio è stato molto buono, con grande attenzione dei partecipanti, e un desiderio di continuare il percorso. Sono molto contento di questo primo passo che apre un futuro
arricchente per la parrocchia.
Penso alla realtà di Reggio, e alla ricchezza di offerte di formazione per i laici, a quanto lavoro è stato fatto e continua nel presente. Quanti laici con una conoscenza biblica, teologica molto buona e che sono una risorsa stupenda per le comunità. Credo che dobbiamo rendere grazie di tutto questo, e avere il coraggio di diffondere tutto ciò che impariamo.
La nostra realtà qui a Ipirá è assai più povera e semplice, ma il nostro desiderio è dare inizio a processi formativi che continuino nel tempo creando una desiderio di conoscere e di trasmettere il prezioso deposito della fede cristiana.

Un caro saluto, don Gabriele Burani, Ipirá, Bahia.

Lettera ai presbiteri di Reggio Emilia

Ipirá – Brasil, novembre 2017

Carissimi, ho pensato di scrivere questa lettera entrando nel confronto che si sta facendo in diocesi riguardo la nostra presenza missionaria fuori dall’Italia. In particolare la presenza missionaria di noi preti diocesani. Siamo rimasti in pochi in terre straniere, e si percepisce una certa resistenza o timore da parte di molti nell’accettare di servire il Signore fuori dal territorio reggiano. Vorrei, per questo, condividere la mia esperienza e qualche riflessione, con lo scopo di invitarvi a mantenere una disponibilità grande alla possibilità di passare qualche anno in missioni estere; e soprattutto (dato che saranno comunque pochi ad andare) offrire le condizioni perché continui una apertura missionaria in diocesi. La Chiesa reggiana ha una storia bella e significativa in questo senso, ma non vogliamo fermarci a ricordare i gloriosi tempi passati! Il vangelo è sempre per il nostro ‘oggi’.

  • Mi confronto con altri preti che sono missionari in Brasile, e in genere sono venuti per scelta individuale, e ugualmente se ne vanno per scelta individuale, e non mandati da una Chiesa. Ringrazio per la nostra esperienza: mandati dalla Chiesa reggiana, con l’appoggio di tutti, in qualche modo rappresentanti della diocesi.
  • La dimensione missionaria è certamente in radice per tutti i battezzati, ma in modo evidente caratterizza tutti i preti. Per me essere in Brasile, essere in una parrocchia di Reggio, essere in seminario … è essere missionario nello stesso modo. Essere in Brasile non è più difficile o meritevole che essere in zona reggiana. Ma questa consapevolezza non dovrebbe uccidere una disponibilità anche ad uscire dal nostro territorio e a mantenere il volto missionario della Chiesa reggiana.
  • Che cosa mi sta donando questa esperienza?
    La consapevolezza che la Chiesa è grande. La possibilità di conoscere modi diversi di vivere la fede è un partecipare della dimensione universale della Chiesa. Un po’ difficile agli inizi, ma aiuta ad avere uno sguardo ampio, a non assolutizzare la nostra storia (per quanto positiva), le nostre attività o i nostri problemi. Non esiste un modo solo di essere Chiesa.
  • Il servizio come parroco in una parrocchia di più di 90 comunità e di grandi dimensioni, mi costringe a ripensare alla mia identità di prete, ai miei sogni e modelli; il desiderio di essere pastore in una parrocchia non troppo grande, accompagnando il percorso di fede di ragazzi, giovani, famiglie … entrando in relazioni strette e costanti. Ora sono chiamato a viaggiare molto, ad avere incontri con le persone più superficiali, per dirla in breve, ad uno stile di essere prete molto diverso da quello che pensavo. E mi rendo conto che sono contento di essere qui accettando questa modalità, per il momento, e che mi fa bene uscire da schemi rigidi. E’ una prova positiva per la fede: che cosa dona veramente stabilità e senso alla mia vita? Un modello di prete pre-costituito, o una donazione al Signore accettando la realtà come si offre?
  • Povertà. Un servizio che mi ha messo in contatto ancora di più con la povertà. Innanzitutto con la mia povertà; si arriva in un paese nuovo, dovendo imparare la lingua, la cultura … mi sono sentito molto piccolo e insignificante; ed è questo: una presenza povera e quasi insignificante, che aiuta a non cadere nell’orgoglio o autosufficienza, ad affidarsi a Dio con pazienza, e a non considerarsi il centro della scena.
    Inoltre la grazia di entrare in contatto con tanti poveri, mi aiuta a cercare uno stile di relazioni semplice, diretto; a centrare i problemi e a non perdere tempo in questioni di poca importanza.
  • Sono contento perché mi sento ancora in cammino, con la disponibilità al Vescovo, che ringrazio per la stima e la partecipazione al nostro servizio. Concludo ricordando l’inizio della FIDEI DONUM:

Il dono della fede, cui, per divina elargizione, va congiunta nelle anime dei fedeli un’incomparabile abbondanza di beni, domanda apertamente la nostra perenne gratitudine al suo divino autore. La fede, infatti, ci introduce nei segreti misteri della vita divina; in essa si fondano tutte le nostre speranze; essa fin da questa vita terrena rafforza e rinsalda il vincolo della comunità cristiana, secondo il detto dell’Apostolo: «Un unico Signore, una fede, un battesimo».

Essa è per eccellenza il dono che pone sul nostro labbro l’inno della riconoscenza: «Che renderò io al Signore per tutti i Suoi benefici?». Che cosa offriremo al Signore in cambio di questo dono divino, oltre l’ossequio della mente, se non il nostro zelo per diffondere tra gli uomini lo splendore della divina verità? Lo spirito missionario, animato dal fuoco della carità, è in qualche modo la prima risposta della nostra gratitudine verso Dio, nel comunicare ai nostri fratelli la fede che noi abbiamo ricevuta.

Un caro saluto, don Gabriele Burani, Ipirá – Bahia – Brasil

 

Condivisione sull’esperienza di catechesi

Ipirá – Brasil 24 novembre 2017

Carissimi, un saluto da Ipirá – Bahia, nel giorno di San Prospero, accompagnando la festa nella nostra città di Reggio.

Continuo a scrivere qualche lettera per rendervi partecipi del percorso della nostra missione in Brasile.

Una sfida grande per noi in questi anni è la catechesi. L’impostazione fino ad ora è: si fanno due anni di catechesi per celebrare la prima comunione; poi (a partire dall’adolescenza, 14 anni) due anni di catechesi per ricevere il sacramento della Cresima. Questa la struttura che ho trovato.

I vescovi del Brasile hanno avuto la felice ispirazione di proporre qualcosa che possa incidere maggiormente per la formazione di un’identitá Cristiana.
Sono usciti due documenti interessanti della CNBB (i vescovi del Brasile), del 2015 e 2017, affrontando il tema dell’Iniziazione Cristiana in generale, e della Catechesi come processo di ispirazione catecumenale che entra nel percorso di iniziazione alla vita cristiana.

La maggioranza delle persone vengono per battezzare i figli, ma senza una vita Cristiana.
Un buon gruppo di ragazzini vengono per la “prima comunione” e alcuni, non moltissimi, per la Cresima-Confermazione.

Che cosa cambia – o dovrebbe cambiare?
Abbiamo inserito incontri periodici con genitori e padrini e un maggior coinvolgimento dei ragazzi nella liturgia della comunità (ci sono tappe nel percorso, celebrate con liturgie nella cappella della comunità, assieme alla consegna del Credo, del Padre Nostro, al segno di croce …). Catechesi come iniziazione, come percorso per entrare nella vita cristiana assumendone tutte le dimensioni.

La catechesi era uno spazio a sé, isolato, questione dei ragazzi e catechisti … ora sta diventando una realtà maggiormente inserita nella comunità e nelle famiglie. Stiamo tentando di spiegare che la catechesi non è per fare la Prima Comunione, ma per la vita eucarística, e che la prima comunione non è più importante delle altre … per ora con scarsi risultati! L’abitudine di decenni è difficile da scalfire, ma saremo perseveranti nel proporre un nuovo modello. Così come è difficile introdurre l’idea che la catechesi è continua, non solo di due anni per ricevere un sacramento; nostra intenzione è dare
continuità negli anni, ma non è nella mentalità delle persone e troviamo difficoltà nel trovare catechisti per percorsi continui: mi rendo conto che, vista la situazione, ci sarà bisogno di molti anni di lavoro, e non in tutte le zone raggiungeremo la meta di una catechesi continua, ma non manca la spinta a darsi da fare.

Abbiamo formato una commissione di catechesi con alcuni catechisti che aiutano in questo processo nuovo. Qualcuno ha partecipato alla Scuola Catechetica della diocesi di Feira, impegnativa (due anni) e ben fatta, così che alcuni catechisti vanno nelle regioni della parrocchia per fare gli incontri di formazione agli altri catechisti. Anche questa cosa non è facile da accettare: i catechisti si aspettano per la formazione un prete o una religiosa e non sempre accettano i laici come formatori … ma stiamo accompagnando questo processo per cambiare lentamente la mentalità e la prassi.

È veramente complesso introdurre qualcosa di nuovo in una cultura tendenzialmente conservatrice; soprattutto quando si richiede un maggior impegno e non il semplice self-service religioso. Vedremo come si evolve la situazione. Per ora siamo molto contenti perché stiamo già vedendo segnali positivi nelle comunità.

Abbiamo vissuto un momento molto bello per la Giornata Mondiale dei Giovani diocesana, questo anno celebrata a Ipirá. Tanti giovani delle parrocchie della diocesi si sono radunati qui da noi, per un giorno di festa. Su facebook abbiamo un’ampia rassegna di fotografie.

Arriverà anche una mia lettera per i sacerdote della diocesi, per condividere la mia esperienza attuale, invitando a non chiudere il cuore ad eventuali chiamate missionarie.

Un abbraccio, don Gabriele Burani, Ipirá – Bahia – Brasil

Ipirá – Bahia, julho 2017

Carissimi, alcune notizie dal Brasile, dalla nostra missione reggiana.

Innanzitutto un motivo di gioia per noi, la riapertura della Chiesa parrocchiale di Ipirá, dopo un anno di lavori; la prima domenica di luglio abbiamo riaperto la chiesa con una celebrazione molto commossa, presieduta dal nostro vescovo André (foto su Facebook). Una vera ‘eucaristia’ ringraziando Dio per la possibilità di rientrare nell’edificio, e anche per lo scampato pericolo: la chiesa stava crollando e non ne avevamo coscienza! Poteva capitare una vera tragedia.

Il costo dei lavori è elevato, al di là di quello che si pensava inizialmente, ma molte persone hanno collaborato per aiutare. Un grande aiuto economico dalla Diocesi di Reggio (diverse parrocchie e singoli ci stanno aiutando) e dal Centro Missionario e di questo ringraziamo molto. Manca ancora qualche lavoro per concludere, ma ci siamo quasi. La mancanza di uno spazio grande di incontro nel centro della città ha causato una diminuzione della partecipazione dei fedeli nelle celebrazioni e disagi per molte attività, con continue invasioni nella nostra casa, a tutti gli orari … Ora spero che la possibilità di celebrare in Chiesa rafforzi la comunità un poco dispersa.

Abbiamo avuto la gradita sorpresa della visita del nuovo direttore del centro Missionario, don Pietro Adani, accompagnato da Caterina (economato diocesano); sono rimasti qualche giorno in Ipirá, poi Pintadas e gli altri centri della diocesi dove operano i missionari reggiani. Abbiamo avuto la possibilità di parlare con libertà e amicizia, del passato, del presente e delle prospettive future delle nostre missioni. Credo siano stati giorni molto fruttuosi, per don Pietro con la conoscenza della nostra realtà brasiliana, diversa dalla reggiana (ma è sempre la stessa Chiesa di Gesù), e per noi sentire la vicinanza della Diocesi che condivide la nostra opera pastorale, la nostra presenza in mezzo al popolo del sertão brasileiro.

Sono appena rientrato dalla missione diocesana. Ero in una parrocchia distante da Ipirá, più di tre ore di auto per arrivare. Ogni anno si sceglie una parrocchie e preti, religiosi, laici da tutta la diocesi sono disponibili per una settimana di missione. Un centinaio di missionari: veniamo divisi in piccoli gruppi e ogni gruppo in una comunità, per visitare tutte le famiglie, guidare le celebrazioni, conversare con i responsabili della comunità, fare proposte per animare, per confermare o migliorare la attività pastorale. Io ero con altri 5 in un paese di collina lontano dal centro ( circa 200 famiglie), e anche in un assembramento (si occupa una grande zona che era di una sola fazenda e un solo proprietario, per dividerla dando terra a tante famiglie) abitato da 70 famiglie. Visitando le famiglie, mi colpiva il fatto che molti bambini e ragazzi di famiglie che si dicono cattoliche, non sono battezzati. Un gruppo ha iniziato la catechesi per la prima comunione, ma la catechista ha interrotto. Quasi nessuno è cresimato (ultima cresima risale a 40 anni fa); pochissimi sposati con sacramento del matrimonio (qualche signora vorrebbe sposarsi, ma i mariti non hanno intenzione). E’ un paese abbastanza isolato, con una realtà sociale diversa dalla città: non ci sono furti, non hanno la realtà di violenza, anche la droga non è diffusa tra i giovani come da noi … ma anche non ci sono grandi prospettive per il futuro. Ci sono molti ragazzi, pochi hanno una prospettiva sul futuro. In una settimana si crea un clima amichevole, di stima e collaborazione che aiuta la comunità a riunirsi anche in futuro. Le famiglie sono state molto accoglienti con noi missionari; la speranza è che la comunità abbia un po’ di forza per animarsi, soprattutto nella parte di formazione catechetica.

Questa della missione diocesana annuale è una esperienza molto valida, fa sentire a unità della diocesi e certamente aiuta la parrocchia coinvolta a re-impostarsi con maggiore coscienza.

Ipirá – Bahia, 16-07-2017

Ipirá – Bahia Abril 2017

Carissimi, vi auguro buon tempo Pasquale!

Qualche notizia da Ipirá, dalla nostra missione diocesana. Abbiamo vissuto il Triduo celebrando in una struttura che il Municipio ci ha prestato per le nostre celebrazioni in attesa di ritornare in Chiesa. Come nelle parrocchie italiane, anche qui sono giorni di intensa partecipazione dei fedeli. La notte della Vigilia pasquale abbiamo anche celebrato 19 battesimi di giovani e adulti, dopo un anno di formazione. Tra questi una signora che ho conosciuto facendo un giorno un incontro con un gruppo prostitute (anche ex) alle quali ho detto di non aver timore di venire in parrocchia, di partecipare alla messa. Due sono venute alcune volte, poi sono state sorprese a rubare in un negozio … ho chiesto qualche spiegazione e sono venute a parlarmi ma erano ubriache, poi sono state riconosciute responsabili di un furto in un negozio di una altra città dove hanno fatto un periodo in prigione per questo. Malgrado queste e altre vicende (e problemi di salute) una ha continuato a frequentare gli incontri di catechesi e l’ho incoraggiata a non desistere anche se si vergognava; lei aveva effettivamente desiderio di ricevere il battesimo e la notte di Pasqua ha celebrato con gli altri i sacramenti della Iniziazione cristiana. Anche un altro ragazzo, con qualche problema psichico, che si sentiva escluso dai compagni di scuola, ha cominciato a venire in parrocchia e a parlare con noi preti e si è sentito accolto e ha fatto l’anno di catecumenato e il battesimo … negli ultimi mesi è diventato un fedelissimo alle celebrazioni e passa spesso nella casa parrocchiale per salutare e fare due chiacchiere. Un altro personaggio interessante del gruppo ha passato la sua infanzia e adolescenze in una delle favelas più pericolose di Salvador, regno di spacciatori e criminali di vario tipo, zona proibita a chi non è della favela. E’ pieno di tatuaggi con simbologie che mi ha spiegato. Ora è sposato e con due figlie piccole, e ha chiesto il battesimo; per un periodo ho fatto la formazione solo con lui perché, per motivi di orario di lavoro, non poteva partecipare con il gruppo dei catecumeni. Tante storie, interessanti, sorprendenti, a volte deludenti.

Condivido con voi anche le fatiche con la ristrutturazione della Chiesa – Mtariz della parrocchia. Dopo l’inizio dei lavori abbiamo scoperto una situazione molto più problematica e pericolosa del previsto. Molte parti strutturali della chiesa con pericolo di crollo. Poi la scoperta che il grande altare centrale di legno di Santa Anna, era nel suo interno, nelle strutture portanti, quasi tutto marcio….. non è crollato per miracolo. Dovremo restaurarlo, e la previsione è di altri 5 mesi per il restauro, e altri 50.000 euro di spesa.

Comunque a fine maggio la chiesa dovrebbe essere riaperta per le celebrazioni; per quanto riguarda l’altare centrale aspetteremo, non è un impedimento per celebrare l’eucaristia con la comunità.

Ora una piccola cronaca con i nostri guai quotidiani.

27 marzo.
Entrando in chiesa i muratori si accorgono che la porta era aperta, e sono scomparsi gli strumenti di lavoro … sega, trapani, strumenti per la lavorazione del legno … un danno molto grave, più di 10mila reais. Lavoratori bloccati e disperati perché ora non si lavora. Vado dalla polizia, intanto facciamo diffondere dalla radio di fare attenzione a chi vende attrezzi usati perché potrebbero essere quelli rubati in chiesa. Mentre siamo alla polizia, una telefonata dalla radio informa che un uomo ha portato alcuni trapani e un altro attrezzo alla radio. Andiamo a vedere, ci sono alcuni degli attrezzi rubati, solo tre in verità. Chiediamo informazioni sul signore che ha portato la refurtiva, lavora in una strada vicina, come falegname-meccanico, e vive con figlio e figlia adolescenti in questo spazio di lavoro, avendo ricavato un buco dove porre materassi per dormire…. passo a vedere, materassi ammassati nella sporcizia … situazione indegna. La ragazza ha trovato gli attrezzi sotto il materasso del fratello, lo ha detto al padre, e il padre che per caso stava ascoltando la radio, ha subito portato le cose alla radio. Un ragazzo che ha appena compiuto 16 anni, che da mesi non vuole più andare a scuola, il padre arrabbiato e disperato perché non sa cosa fare, gli spiega le cose ma il figlio non obbedisce … sta con gli amici che giovanissimi sono consumatori e spacciatori di droga … a volte vanno nelle città grandi per spacciare droga… naturalmente il ragazzo non è in casa, era nei pressi ma quando ha visto movimento è fuggito. Andiamo con il povero padre dalla polizia, poi ci inviano all’ufficio che tutela i minori per fare questa accusa e far iniziare provvedimenti per aiutare la famiglia. Aspettiamo perché sul momento i responsabili sono fuori in riunione (la madre del ragazzo ha lasciato il marito e non si cura dei figli). Torniamo poi dalla polizia per concludere la denuncia quando già è notte: vogliono rimandarci al giorno dopo, ma io insisto per concludere (stanco e deluso … un intero giorno solo per fare una denuncia … e le indagini? Possiamo dire addio agli oggetti rubati!). Mi pare tutto molto lento, ma così è, non possiamo cambiare questa impostazione.
Il giorno seguente il ragazzo non si fa vedere … ma alla fine il giorno dopo la polizia lo intercetta. Lui dice che il venerdì sera aveva visto la porta della chiesa aperta, era entrato da solo, aveva portato via qualcosa, messo in una borsa ed era andato a casa. Un ragazzino magrino, già noto per i furti … io non credo alla sua versione, penso che abbia agito con un gruppo di altri, forse adulti, che hanno portato via i macchinari pesanti. Ma non abbiamo alcuna prova …

Hanno prestato attrezzi e macchinari ai nostri lavoratori, così si va avanti, spero per un bel lavoro per la nostra Chiesa Parrocchiale, uno degli edifici significativi della città.

Vi auguro un buon tempo pasquale, don Gabriele Burani, Ipirá- Bahia

Ipirá – Gennaio 2017

Cari amici, dopo il gradito ritorno per un mese in terra reggiana, un saluto da Ipirá, augurandovi un anno benedetto dal Signore.

Siamo sempre coinvolti nella ricostruzione della Chiesa principale (Matriz) di Ipirá, che è anche uno dei pochi edifici storici della città, e anche per questo è importante salvaguardarla. Già da mesi molti muratori e carpentieri stanno lavorando, mi sembra con un buon lavoro che durerà nel tempo. Le comunità si sono attivate per fare offerte, ed è positivo che molte persone hanno fatto offerte in base alle loro possibilità: qualcuno con equivalente di 1.000 – 1.500 euro, ma molti con piccole offerte e veramente in tanti hanno partecipato donando qualcosa. I costi per un edificio grande sono elevati, e i contributi che arrivano dall’Italia ci stanno aiutando molto, per arrivare a concludere nei prossimi mesi.

Ho fatto la simpatica esperienza di rimanere bloccato con l’auto nel bel mezzo della caatinga desertica, di ritorno da una celebrazione in una delle comunità più lontane dalla città (circa 45 Km). La strada è pessima, piena di buche e sassi, che hanno rotto il radiatore e quindi il motore si è bloccato (prima di fondere!). Il cellulare non funziona in campagna (e in ogni caso non potevo chiamare perché mi sono accorto che non avevo credito), il panorama era di sassi e piante basse e secche, in un luogo dove difficilmente passa qualche auto. Dovevo anche recuperare don Luca Grassi che celebrava la messa in un altro paese…… e non potevo comunicare con lui. Erano con me due ragazze che a volte mi accompagnano per la animazione del canto liturgico nelle comunità. Cominciamo a camminare in una direzione, sperando di incontrare qualche casa. Tra non molto sarà notte, e le difficoltà aumentano! Vediamo un edificio, ma disabitato; in distanza vediamo una casa, con galline o simili, e avanziamo, nella speranza di trovare qualche persona e non incappare in cani rabbiosi, spesso presenti. Chiamiamo ad alta voce e grazie a Dio esce di casa una ragazza che conosco, e una giovane donna, che frequentano una delle nostre comunità. Non hanno mezzi per aiutarci, ma potrebbero ospitarci per la notte. In qualche modo una delle ragazze che erano con me riesce ad avvisare qualcuno a Ipirá, il diacono e don Luca. Poi in lontananza vediamo i fari di una auto arrivare … è il marito di una delle due giovani con un amico, scendono con un lungo fucile perché stavano cacciando una “onça” (giaguaro) che in questi giorni stava uccidendo il bestiame della zona. E’ raro ma possono arrivare nelle nostre campagne. Pochi minuti fa l’avevano vista attraversare la strada proprio vicino alla casa. Chiediamo aiuto, sono persone gentili e uno ci accompagna fino a Ipirá. Ci hanno detto in seguito che è un ‘pai de santo’, una specie di sacerdote della religione tradizionale africana del candomblè (molto diffusa in Brasile), giunta con gli schiavi africani. Avevo alle 19.00 celebrazione di battesimi in un villaggio della campagna, e arrivo dopo le 21.00; erano stati avvisati e hanno aspettato. Alla fine è andato tutto bene …

I mesi di dicembre e gennaio sono estivi, vacanze dalla scuola, arrivano persone che lavorano in San Paolo o altre città, per incontrare la famiglia di origine. La maggior parte delle famiglie ha qualche componente che è andato via per lavoro, specialmente a San Paolo. Un problema grave per i nostri giovani: molti sono costretti a emigrare, per studio e per lavoro e ritornano in dicembre e gennaio quando ne hanno la possibilità (non tutti gli anni). E di conseguenza sono anche mesi in Ipirá di celebrazioni di battesimi e matrimoni. La mattina di natale ho battezzato 46 bambini, e matrimoni e battesimi in altri giorni. Porto con me gli interrogativi: è presenta la fede in chi chiede il battesimo dei bambini e il matrimonio? Una fede generica si, ma fede cristiana cattolica? Il desiderio di seguire Gesù Cristo e far parte della comunità dei credenti? Io non posso giudicare gli altri, non posso misurare la fede, posso solo ammettere la mia poca fede, ma ho la impressione di molta superficialità e attenzione all’esteriorità nella celebrazione dei sacramenti. Si fanno incontri di preparazione (tre incontri in una settimana, in genere quella prossima alle celebrazioni) ma occorrerebbe un itinerario più strutturato e la partecipazione alla vita della comunità; la mia intenzione è potenziare la equipe di preparazione al battesimo e al matrimonio, modificando un poco la prassi attuale e che sia anche un piccolo itinerario di fede. Con tanti che chiedono il battesimo per i figli (molti senza nessuna partecipazione alla vita ecclesiale) mi sembra difficile creare qualcosa di più personale … il prossimo mese cominceremo un confronto su questo.

Il diacono Genival che era con me, a partire da febbraio comincerà il suo servizio in una altra parrocchia e rimane con me Roque che in dicembre è stato ordinato presbitero; saremo quindi in due preti stabili in parrocchia (con la collaborazione di don Luca quando necessita), sono contento perché sulla maggior parte delle attività pastorali, scelte da fare, priorità da dare, abbiamo idee simili, e lavorare con la stessa visione aiuta molto.

Un caro saluto e buon anno nella fede in Gesù.
Don Gabriele Burani, Ipirà – bahia