L’Amazzonia e le nuove sfide della Chiesa

Incontro del 13 settembre 2019 presso il Piccolo Teatro in Piazza di Sant’Ilario d’Enza (RE). Organizzato nell’ambito della Festa dei Giovani 2019 (Unità pastorale di Sant’Ilario d’Enza e Calerno)
e in occasione dell’imminente partenza di Don Gabriele Burani come Missionario in Amazzonia per la Diocesi di Reggio Emilia.

Ipirá – Bahia, 7 maggio 2019

Carissimi, sono ormai giunto alle ultime settimane di servizio a Ipirá, e anche verso la conclusione di una tradizione di molti anni di preti reggiani a Ipirá: dal 1980 don Riccardo Camellini, don Piero Medici, don Paolo Cugini, don Antonio Davoli, don Vittorio Trevisi, don Mario Gazzotti, don Marco Ferrari. Domenica 12 maggio don Roque ( che è già qui a Ipirá) inizierà come parroco, un prete nato e cresciuto nella diocesi di Ruy Barbosa, con la formazione nel nostro seminario, e questa è una conquista positiva.
Significativo per me il mese di formazione a Manaus, per i missionari che andranno a lavorare in Amazzonia; un mondo nuovo, ben diverso dalla regione del semi-arido, interno della Bahia, dove sto attualmente vivendo.
Di ritorno da Manaus, la attività in parrocchia durante la quaresima e ora il tempo Pasquale. La parrocchia di Ipirá è grande e le attività non mancano, a partire dalla vita ordinaria delle 92 comunità sparse nel territorio parrocchiale, la organizzazione della Pastorale Familiare, della Catechesi, delle equipes di Liturgia ecc….
Oltre a seguire il percorso ordinario delle comunità (alcune piccole, con poche famiglie, altre con 2-3 mila abitanti), ho cercato di fare il possibile per la formazione dei laici. Questa la preoccupazione per me costante in questi anni di Ipirá. Vincere il clericalismo e accompagnare i laici nella formazione cristiana (e quindi alla libertà e disponibilità ad assumere responsabilità).

Ragazzi e Giovani.

Nei limiti di tempo, ho fatto il possibile per radunare i giovani nel contesto di vita parrocchiale; una sfida assai difficile qui da noi, dove la chiesa cattolica è diventata marginale e non è più (non saprei se lo è stato in passato) un punto forte di riferimento. Manca il lavoro e lo studio è carente, e molti giovani vanno in altre città per uno studio più qualificato e per cercare lavoro; di conseguenza non abbiamo una presenza perseverante nei gruppi di giovani, ben difficile dare continuità alla formazione. Una
soddisfazione è che sto seguendo gruppetti di giovani in comunità nuove, che si stanno formando ora; giovani che non hanno mai partecipato alla vita ecclesiale, mai partecipato alla catechesi, in maggioranza non battezzati e che poi ho battezzato; alcuni si stanno preparando per il sacramento della Confermazione; ho proposto loro ritiri spirituali e hanno partecipato con disponibilità (per loro era tutto nuovo e certamente faticoso!) e sempre chiedono: quando sarà il prossimo? Abbiamo fatto vari ritiri (negli ultimi due anni, quando ho raggiunto una minima capacità di predicare un ritiro) con 30
– 50-70 giovani aprendo una prospettiva bella per il futuro.
Abbiamo anche creato un gruppo con adolescenti, “Espalhando sorrisos”, con l’idea di andare nei quartieri o villaggi dove ci sono bambini in situazioni più carenti, e organizzare un giorno di gioco, canto, preghiera, amicizia…. Una esperienza di missionarietà da parte degli adolescenti che spero abbia continuità nel futuro; gli adolescenti sono fragili, ma anche ben determinati quando riconoscono un valore a certe attività.
La esperienza di “Dançar à vida”, iniziata da don Marco in due quartieri poveri e socialmente disagiati sta continuando e abbiamo molte richieste da parte delle famiglie. Siamo in una situazione delicata perché fino ad ora il progetto è andato avanti soprattutto con aiuti dalla Chiesa reggiana, in attesa che la amministrazione locale potesse assumere almeno lo stipendio degli educatori. Purtroppo la situazione del municipio è molto confusa e non saprei dire che aiuti arriveranno…. spero che la amministrazione locale non abbandoni queste famiglie, sarebbe una grave perdita educativa.

– Una esperienza di questi ultimi giorni è stata quella di un primo ritiro spirituale con le famiglie che la nostra Caritas parrocchiale aiuta con generi alimentari, visite mediche, vestiti ecc… come nelle parrocchie reggiane. Non vorremmo solo fermarci ad un puro assistenzialismo ma aiutare un processo di formazione: stiamo proponendo corsi di disegno, taglio e cucito, cucina, oltre a un gruppo per sostegno psicologico, e, a fine maggio un breve corso per dare inizio agli Alcolisti Anonimi. Sono perlopiù famiglie
che non entrano in chiesa, non frequentano le comunità e per questo la nostra proposta di ritiro spirituale e il desiderio di accompagnare anche nel cammino di fede. Non sono venuti in molti, (è una novità per i nostri poveri una proposta di questo tipo) ma qualcuno è arrivato, sono rimasti contenti della giornata, ed è anche questo un buon seme per il futuro.

– Una attività a cui tengo molto e che mi dà gioia è la nostra piccola Scuola di Teologia. Siamo al secondo anno (un venerdì – sabato e domenica al mese), il gruppo dello scorso anno sta continuando e abbiamo formato una nuova classe questo anno, con trenta nuovi ‘studenti’, alcuni dalle parrocchie vicine che hanno chiesto di partecipare (“vicine” è un concetto relativo: 45 Km Pintadas, 150 km Bonito…).
Nell’ultima lezione ho fatto una introduzione alla cristologia, presentando il Gesù storico e anche – brevemente – i primi concili. Con persone che non hanno mai letto di concili o cristologia, conversavo su arianesimo, omo-ousios, monofisismo, modalismo, subordinazionismo….. , certo non per creare difficoltà ma per aiutare a comprendere che la nostra fede ha una storia, e che il cristianesimo sempre si pone di fronte alla cultura del tempo, e come è facile cadere in infedeltà teoriche e pratiche al vangelo di Gesù. E oggi siamo di fronte a sfide simili a quelle della antichità: annunciare il vangelo di Gesù agli uomini di oggi, alle culture del nostro tempo, rimanendo fedeli alla vera fede.
La Chiesa cattolica in Brasile vive una crisi; in termini numerici siamo passati da più del 90% di cattolici, negli anni ’60- e ’70, quando abbiamo iniziato la nostra presenza missionaria in Brasile, al 64% del 2010, per scendere – secondo le previsioni- sotto il 50% nel 2020. A Ipirá la frequenza regolare alla vita della chiesa cattolica non so se arriva al 5%.
Ma ancor più grave è la situazione di scarsa influenza del cattolicesimo nella cultura, negli stili di vita, nella politica, nella scuola, nei valori del popolo brasiliano. Persistono alcune pratiche (chiedere il battesimo, ad esempio) ma quanto entra il Vangelo nel cuore delle persone, nella organizzazione sociale, nella cultura? Basta un predicatore televisivo che grida sciocchezze a far cambiare partecipazione alla chiesa, basta un sacco di cemento o la prenotazione di una operazione chirurgica per votare un candidato sindaco; i politici cattolici sono più rari degli orsi bianchi in Brasile; più di 60.000 omicidi lo scorso anno in Brasile….
Se non offriamo la possibilitá di una conoscenza più profonda e corretta dei contenuti di fede, il cattolicesimo in Brasile si scioglie ‘come la neve al sole’. Per questo la proposta della nostra Scuola di Teologia; non per un diploma in più nel proprio curriculum, ma apprendere per diffondere gli insegnamenti ricevuti. Accettiamo infatti solo chi ha una vita di comunità e che si dispone a comunicare agli altri ciò che sta imparando.

Ladri e rapine

Per concludere, anche questa esperienza; rientrando da Manaus già alcune volte ladri
sono entrati nella mia stanza per rubare soldi; ancora non ho scoperto chi possa essere, ma sempre è entrato (o sono entrati) durante la mia assenza, senza distruggere nulla. Una situazione invece più pericolosa, rientrando da una formazione bíblica fatta in una comunità della campagna, piuttosto distante dalla città. Ero con una suora, e ritornando verso casa (è tutto sterrato, niente asfalto), verso sera, vedo due moto sulla strada e penso a un incidente, rallento… e spunta un giovane con il volto coperto e un fucile puntato contro di me; a destra si avvicina un altro giovane con il fucile. La suora disse
immediatamente: sono una suora della parrocchia, con il parroco, non abbiamo soldi. Uno dei due prende una borsa che contiene il proiettore e chiede che cosa è; la suora risponde che è per le attività nelle comunità della parrocchia. Il rapinatore pensa un po’ e dice che possiamo andare: “Dio vi benedica”.
Rimango felicemente sorpreso!
Di fronte a noi una auto e cinque persone stese per terra, e vicino a loro un rapinatore con il fucile puntato. Mi muovo lentamente, passando vicino a loro.
Per fortuna dopo pochi minuti li hanno lasciati liberi, dopo averli derubati. Questa volta è andata bene per tutti noi… a volte capita che sparino, o prendono in ostaggio qualcuno. Grazie a Dio non ci sono state gravi conseguenze.
Buon tempo Pasquale e … a presto in Italia. Don Gabriele Burani, Ipirá – Bahia.

Ipirá, settembre 2018 – GIOIE E PREOCCUPAZIONI

Cari amici, continuo a condividere qualche aspetto della esperienza missionaria in Brasile.

  • Un dato interessante, comune a tutte le parrocchie e comunità della diocesi, è la grande importanza della Festa del Patrono. Si organizzano tridui o novene in preparazione alla festa del Patrono, e sono i giorni più importanti della vita della comunità cattolica.
    La parrocchia di Ipirá è dedicata a Santa Anna, mamma di Maria, e nella chiesa centrale (Matriz) celebriamo la festa e la novena. Ho proposto per questo anno una riflessione sulla identità e ruolo dei cristiani laici nella chiesa, a partire dal documento dei vescovi del Brasile per l’anno del Laicato: sale della terra e luce del mondo. Ho proposto di non celebrare messe tutte le sere ma di preparare celebrazioni animate e presiedute dai laici stessi, con una meditazione sui temi principali della vita dei laici: famiglia, scuola, lavoro, associazioni ecclesiali, mondo giovanile, catechesi, vita politica……e la mia GIOIA è stata quella di vedere i vari gruppi di laici impegnati a preparare con cura le celebrazioni e le attività di ogni serata (musica e vari stands); e ogni serata con una grande partecipazione di fedeli, in notevole aumento rispetto lo scorso anno.
  • In questa direzione la mia gioia anche per la nostra piccola Scuola teologica che sta continuando con i  40 parrocchiani molto fedeli: una volta al mese, dal venerdì sera alla domenica pomeriggio. Dopo una introduzione generale stiamo presentando una introduzione ai gruppi di libri biblici dell’Antico testamento: Pentateuco, Sapienziali, Profetici, Storici. Sono molto contento nel vedere la perseveranza di questi laici (considerando i problemi di trasporto che abbiamo) e la passione che hanno di fronte  a un nuovo metodo di affrontare i contenuti della fede; si ritrovano anche a gruppetti, settimanalmente per studiare insieme. Molti non hanno una grande formazione scolastica e mi commuove l’impegno che hanno nel cercare di imparare.
  • In parallelo abbiamo anche iniziato una formazione per il canto liturgico, con un tenore professionista che è anche cattolico attivo nella sua diocesi (Feira di Santana); unisce la competenza tecnica sul canto alla competenza liturgica e ci sta aiutando molto. Un gruppetto ha iniziato a frequentare le lezioni, molto serie e tecniche, e questo aiuta a migliorare la mentalità di molti che è: ’fare quel che si sente e piace’, senza uno serio impegno per imparare. É un professionista che deve essere pagato, e sono soldi ben spesi se sono per una formazione seria e esigente! Mia soddisfazione e che oltre il gruppo iniziale, ora anche altri hanno chiesto questa formazione, quindi apriremo uno nuovo gruppo.
  • Una gioia sarà la Ordinazione Presbiterale del diacono Valmir, decisa per il 15 di dicembre,  il primo prete diocesano proveniente dalla parrocchia di Ipirá.

Oltre le gioie, le preoccupazioni. Sono molte, ma vorrei condividere solo un aspetto, legato alle costruzioni delle cappelle delle comunità. É una preoccupazione comune a molti parroci della diocesi di Reggio; qui abbiamo costi minori, anche se alti per lo stipendio medio delle persone (che spesso non hanno stipendio!). Con una parrocchia di più di 90 comunità, il tema delle costruzioni è costante.

  • La scorsa settimana vado  in una comunità dell’interno, (Cobó) zona di campagna, arrivo alla chiesa per celebrare la messa;  stranamente non vedo persone, ma anche non vedo la chiesa…. solo uno spazio vuoto. Era una piccola chiesetta con molte crepe, quindi hanno deciso di radere al suolo e costruire una nuova cappella, e per il momento una famiglia ospita la comunità per le liturgie.
  • Nella zona di Assentamento dom Mathias (terre di latifondo date a famiglie con poche risorse), si usa il grande salone comunitario per le messe, ma le famiglie protestanti si lamentano, e allora per evitare conflitti, stiamo costruendo una cappella per la comunità cattolica (con tempi molto lenti, in verità).
  • A Jurema, altra comunità dell’interno, con poche decine di persone, ci riunivamo in una piccola aula scolastica, e si è deciso di costruire una chiesetta lì accanto; ora abbiamo concluso il grezzo, cemento e mattoni e manca tutto il resto ( porte, pavimento…).
  • A Canto do Rumo 1, eravamo in una scuola, ma ora la nuova direttrice, protestante, non accoglie molto bene il gruppo cattolico, quindi siamo andati in una casa abbandonata, e ora una signora è disposta a donare il terreno per la costruzione di una cappella. Ma è una zona con pochissima partecipazione di cattolici, e la comunità non ha mezzi economici; comunque dovremo decidere qualcosa.  
  • A Trapiá, dove stiamo formando una nuova comunità, per ora ci raduniamo nella scuola, ma dovremmo costruire una chiesetta per riunire il gruppo di fedeli dara​_nno inizio alla nuova comunità di base. Una giovane signora che frequenta le catechesi è disposta a donare una parte di terreno vicino alla sua casa, e potremmo costruire la cappella.
  • E così in tante comunità della campagna dobbiamo ristrutturare la cappella o costruire un bagno o costruire una sala per la catechesi…..
  • In città le esigenze sono molte. Abbiamo appena ristrutturato la chiesa centrale e la chiesa di Jaguarão che stavano crollando; dobbiamo ristrutturare e ampliare la chiesa del bairro di Casas Populares; ora stiamo costruendo chiesa e sala di catechesi nel bairro di Agnaldo Lima; abbiamo in città diverse comunità senza cappella, che si radunano nelle famiglie, ma lo spazio è insufficiente: la comunità di San Luca, di Flores da Chapada, di Monsenhor, di Vila Jesus….  il terreno è molto caro in città e senza donazioni è difficile per una comunità costruire cappella e spazi di incontro, ma stiamo tentando dove sia possibile.
  • Oltre alla costruzione di chiese, dovremmo ampliare la casa parrocchiale, perché ci sono serate con molte riunioni in contemporanea e manca lo spazio. E anche il Centro di formazione, dove facciamo incontri e ritiri, avrebbe bisogno di stanze per dormire, un refettorio grande…… insomma l’incubo del mattone continua anche qui!  Prendiamo comunque le cose con calma: ciò che non è possibile realizzare oggi, si realizzerà quando sarà possibile, e per ora ci si arrangia.
  • Si avvicinano i giorni della elezione del presidente, deputati,  governatori ecc.. e la grande preoccupazione è la situazione politica del Brasile: la corruzione è quasi totale, è difficile trovare candidati che manifestino valori cristiani senza contraddizioni.
    La sensazione diffusa è di sfiducia, con il pericolo, da parte delle comunità cattoliche, di abbandonare l’impegno politico e ritirarsi dai grandi temi sociali, lasciando sempre più spazio a persone senza scrupoli. Ma Dio è sempre capace di sorprenderci, per questo la nostra speranza non muore.

 

Un caro saluto, don Gabriele Burani

Ipirá, 28-04-2018 – Pastorale familiare

Cari amici, buon tempo Pasquale!

Continuo a condividere con voi qualche esperienza della nostra missione reggiana in Brasile.

Nei giorni scorsi a Reggio si sono diffuse notizie preoccupanti di minacce a noi missionari in Brasile; ho notato una certa confusione, nel senso che sono stati uniti avvenimenti non connessi tra loro, e interpretati in modo arbitrario.

Comunque il problema della diffusione delle droghe , della criminalità, della violenza è sempre molto grande, e il pericolo per noi non è differente da quello dei nostri parrocchiani: possiamo essere vittime di rapine o essere coinvolti in qualche situazione problematica.

Ma ciò che mi preoccupa maggiormente, nei nostri paesi, è la cultura di violenza, è la diffusione della corruzione che è una violenza contro i cittadini, è il rischio di una indifferenza morale, è la morte della speranza per molti giovani che non vedono prospettive di lavoro onesto. Che fare? Siamo coscienti dei nostri limiti, e non possiamo risolvere tutto, ma possiamo agire con alcune scelte significative. Tutta la attività parrocchiale è costruire una cultura di pace. In particolare vorrei scrivere qualcosa sul tema della famiglia.

Abbiamo tante famiglie fragili, senza struttura: manca uno dei genitori o entrambi, molti bambini crescono con i nonni, zii, o altri… In alcuni quartieri la conflittualità dentro la famiglia è forte, in altri abbiamo situazioni di povertà (ad esempio madri sole con molti figli e senza lavoro). La impulsività e emotività dei brasiliani influisce nella facilità nel creare relazioni affettive ma anche nel distruggere le relazioni iniziate con grande coinvolgimento.

La tendenza oggi è quella di pochi matrimoni, i giovani in genere vanno a convivere e la maggioranza dei matrimoni che celebriamo sono di coppie che convivono da anni e ad un certo punto decidono di sposarsi. Credo sia centrale, qui in Brasile, come in Italia, una pastorale rivolta alle famiglie.

Pensiamo che sia molto importante annunciare il vangelo alle famiglie, e lavorare per favorire la formazione di famiglie cristiane. Solo in questo modo si purifica e rinnova la società e si dà consistenza e continuità alla comunità cristiana.
Nella nostra parrocchia di Ipirà abbiamo la bellissima esperienza chiamata ECC (Incontro delle coppie con Cristo) simile a Incontro Matrimoniale. Si inizia con una proposta di tre giorni di incontro, nei quali si fa una forte esperienza di fraternità e studio sui temi della famiglia. Poi si formano gruppi di coppie di sposi (in media di 8 coppie) che si incontrano meditando i temi fondamentali della vita cristiana. Una esperienza molto bella, che sta donando ottimi frutti alla nostra parrocchia. In settembre avremo un nuovo gruppo che farà la esperienza dei tre giorni, per poi (speriamo) continuare nella formazione.

Ma…. ci sono dei limiti. ECC è per le coppie cattoliche, regolarmente sposate con rito cattolico, e perseveranti: non sono ammessi separati, seconde unioni ecc… ovvero: una minoranza dei nostri parrocchiani.

La maggioranza delle famiglie sono formate da coppie non sposate, o separati e divorziati con nuove unioni, o famiglie con un genitore solo e figli. Tutte persone che non possono far parte dell’Incontro di Coppie con Cristo. Abbiamo allora pensato di iniziare una Pastorale Familiare, che possa accogliere e accompagnare le varie situazioni di famiglia.

Le linee-guida per dare vita alla PASTORALE FAMILIARE le troviamo nella FAMILIARIS CONSORTIO di papa Giovanni Paolo II. E la Chiesa del Brasile si muove in questa direzione, con 3 settori: Preparazione al matrimonio, settore che segue le famiglie sposate, e Casi Speciali (divorziati risposati, vedovanza, coppie conviventi e non sposate, famiglie con un solo genitore….).

Abbiamo fatto le prime riunioni generali nel 2014 (appena arrivato in Brasile) con la proposta della Pastorale Familiare con la sua struttura. Una partecipazione limitata come numero di persone, ma abbiamo continuato nel lavoro. La mia idea era non di proporre qualche evento grande e spettacolare (questa è la tendenza, in genere) che poi si conclude nell’evento stesso, ma di creare strutture che possano essere stabili nel tempo. E quindi anche dare tempo per individuare persone affidabili e motivate per questo servizio.

Grazie a Dio ho incontrato alcune coppie con una forte motivazione a dare vita alla Pastorale Familiare, e negli anni seguenti abbiamo iniziato, (con calma…. siamo in Bahia!) a dare forma alla nostra Pastorale Familiare. Due coppie come responsabili generali e una coppia responsabile per ogni settore. E così sta continuando il nostro lavoro.

Una preoccupazione per me urgente era strutturare una preparazione dei fidanzati al matrimonio (una coppia di sposi già lavorava per questo, incontrando i futuri sposi nella settimana prima del matrimonio, ma avevamo bisogno di qualcosa di più); dal 2017 abbiamo iniziato con una equipe di sposi che fa alcuni incontri per i fidanzati preparando il matrimonio e che è presente alla celebrazione del matrimonio per
animare la liturgia e come segno della Chiesa che accoglie la nuova famiglia. Sono molto contento di questi passi che abbiamo fatto, e della disponibilità di queste coppie (una decina).

Ho lavorato, in questi ultimi mesi con loro, sulla celebrazione del matrimonio. La tendenza qui è di fare un matrimonio-show: una schiera di testimoni con vestiti super-eleganti noleggiati, varie entrate solenni in chiesa con infinite foto di familiari, testimoni ….. lo stile è quello di una celebrazione-film, anche nei canti e musiche.

Ho cominciato a porre alcune regole, limiti e indicazioni sui valori, per uno stile che sia cristiano cattolico (oggettivamente), più sobrio, e naturalmente incontro resistenze, opposizioni e malumori perché – per alcuni- sto contrastando la cultura del luogo; su questo mi interrogo onestamente, e so che non devo imporre la mia cultura e accettare quella che incontro, ma nello stesso tempo sento il dovere di purificare certe cose e aiutare le persone a conoscere e vivere nello spirito della liturgia cattolica.

Anche con gli altri settori (accompagnamento degli sposi e casi speciali) abbiamo iniziato a lavorare, e sono contento perché ho trovato alcune coppie (non moltissime, ma alcune ci sono) motivate e con entusiasmo, e così la nostra Pastorale Familiare sta continuando. La mia speranza è di diffondere la attività con fidanzati e sposi non solo nel centro città, ma anche nelle varie comunità sparse sul grande territorio della parrocchia; una proposta è formare gruppi di sposi, nelle comunità più grandi, che si incontrino regolarmente alla luce della Parola di Dio e possano confrontarsi sul loro vissuto
matrimoniale, sulla appartenenza ecclesiale, e su altri temi per loro importanti.

– Il lavoro più difficile è con quelli chiamati “casi speciali” (la espressione non mi piace molto, ma serve per capirci); un gruppetto di sposi sta visitando famiglie di una comunità tra le più povere e problematiche, con molte famiglie disintegrate, povere, disorientate…. un piccolo segno. Siamo in un ambito molto difficile da affrontare, per ora non abbiamo molte forze e capacità per accompagnare queste famiglie, ma è importante perseverare con piccoli segni.

– Ministri. Una novità di questo anno è che abbiamo ottenuto dagli uffici responsabili di Roma, la autorizzazione per tre persone di poter presiedere la celebrazione del Matrimonio, come assistenti autorizzati, quando manca il prete. Due donne e un uomo, sposati. In verità non sono accolti da tutti, nel senso che diversi fidanzati chiedono espressamente il prete e non vorrebbero laici a presiedere la liturgia del matrimonio; per altri non ci sono problemi. Mi sembra anche questo passo significativo, certamente non per contrapporre preti e ministri laici, ma per crescere sempre più nella collaborazione e nella fiducia reciproca.

Un caro saluto a tutti voi.
DON Gabriele Burani

Scuola di formazione teologica

Lettera dalla missione della diocesi di Reggio Emilia in Brasile.
Ipirá febbraio 2018

SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA

La povertà della nostra gente è soprattutto culturale. Ci sono ancora molti adulti analfabeti, e tra i giovani, che pure frequentano la scuola, una scarsa capacità di apprendere, una difficoltà grande nel comunicare correttamente, di leggere e scrivere … la qualità delle scuole è bassa.
La lettura qui da noi è un hobby poco praticato; non ci sono librerie, non ci sono edicole ma se ci fossero, non avrebbero molta attività.
Le persone guardano la TV, che è abbondantemente manipolata, e i programmi più seguiti sono futili o dannosi. In genere le persone non leggono, e quindi non si fanno una idea critica della realtà. Per questo i politici, anche disonesti, riescono a mantenere il potere; la maggioranza delle persone non conosce i propri diritti, non sa come funzionano i servizi, e la conoscenza si riduce a ciò che serve per la sopravvivenza quotidiana.

Anche nelle nostre comunità cattoliche sentiamo il bisogno di lavorare molto per trasmettere i contenuti principali della fede. Certo, ci sono molti uomini e donne analfabeti o quasi con una fede stupenda, un impegno ammirevole nelle comunità e una conoscenza buona dei fondamenti della vita cristiana grazie alla loro presenza costante e apertura di cuore. Ma incontro anche molti errori, molte persone uniscono il cattolicesimo con i culti di origine africana, con le tradizioni della cultura della zona … pensando che sia tutto dottrina della Chiesa. Un dato di fatto è la ignoranza dei cattolici, ignoranza biblica, mancanza di conoscenza del significato dei sacramenti, dei fondamenti teologici. E le chiese protestanti stanno aumentando anche e soprattutto crescendo sulla ignoranza di fede dei cattolici.

Abbiamo allora pensato a un progetto un poco ambizioso, ma ci sembrava una proposta
importante: una piccola Scuola di Formazione Teologica.
La organizzazione incontra sempre difficoltà, ad esempio perché la nostra parrocchia è grande e le persone che abitano nei villaggi hanno difficoltà a trovare il trasporto per il centro, e quando trovano il costo è piuttosto caro. Inoltre non sono molti con la capacità di affrontare uno studio serio.
Altra difficoltà culturale è che sono abituati a una formazione fatta di eventi (meglio se
spettacolari) che iniziano e finiscono in giornata. Un impegno che dura nel tempo difficilmente viene assunto.

Coscienti dei vari ostacoli, abbiamo comunque fatto questa proposta: una Scuola di
Formazione Teologica, con un incontro al mese, cominciando dal venerdì sera alle 19, fino a domenica nel primo pomeriggio, rimanendo nel nostro centro di formazione, anche per creare scambi di amicizia tra i partecipanti.
Abbiamo previsto una durata di 3 anni, affrontando, in questo periodo le varie discipline
teologiche, certo in modo molto semplificato ma serio. Chiediamo ai partecipanti la capacità di leggere, scrivere e studiare autonomamente.
Il nostro intento è pastorale, nel senso di aiutare la formazione di alcune persone che
assumano poi un servizio in favore di altri nelle varie zone della parrocchia. Invito forte a moltiplicare, a diffondere le conoscenze.
Abbiamo un gruppetto di coordinazione molto motivato e preparato. Hanno pensato di
intitolare la scuola a don Riccardo Camellini, che è stato qui parroco negli anni dopo la
dittatura, quando cominciarono a formarsi le Comunità di Base che sono su tutto il territorio della parrocchia.

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La scuola è iniziata nella prima settimana di febbraio, con 35 iscritti, più i 5 della coordinazione.
Questo inizio è stato molto buono, con grande attenzione dei partecipanti, e un desiderio di continuare il percorso. Sono molto contento di questo primo passo che apre un futuro
arricchente per la parrocchia.
Penso alla realtà di Reggio, e alla ricchezza di offerte di formazione per i laici, a quanto lavoro è stato fatto e continua nel presente. Quanti laici con una conoscenza biblica, teologica molto buona e che sono una risorsa stupenda per le comunità. Credo che dobbiamo rendere grazie di tutto questo, e avere il coraggio di diffondere tutto ciò che impariamo.
La nostra realtà qui a Ipirá è assai più povera e semplice, ma il nostro desiderio è dare inizio a processi formativi che continuino nel tempo creando una desiderio di conoscere e di trasmettere il prezioso deposito della fede cristiana.

Un caro saluto, don Gabriele Burani, Ipirá, Bahia.

Lettera ai presbiteri di Reggio Emilia

Ipirá – Brasil, novembre 2017

Carissimi, ho pensato di scrivere questa lettera entrando nel confronto che si sta facendo in diocesi riguardo la nostra presenza missionaria fuori dall’Italia. In particolare la presenza missionaria di noi preti diocesani. Siamo rimasti in pochi in terre straniere, e si percepisce una certa resistenza o timore da parte di molti nell’accettare di servire il Signore fuori dal territorio reggiano. Vorrei, per questo, condividere la mia esperienza e qualche riflessione, con lo scopo di invitarvi a mantenere una disponibilità grande alla possibilità di passare qualche anno in missioni estere; e soprattutto (dato che saranno comunque pochi ad andare) offrire le condizioni perché continui una apertura missionaria in diocesi. La Chiesa reggiana ha una storia bella e significativa in questo senso, ma non vogliamo fermarci a ricordare i gloriosi tempi passati! Il vangelo è sempre per il nostro ‘oggi’.

  • Mi confronto con altri preti che sono missionari in Brasile, e in genere sono venuti per scelta individuale, e ugualmente se ne vanno per scelta individuale, e non mandati da una Chiesa. Ringrazio per la nostra esperienza: mandati dalla Chiesa reggiana, con l’appoggio di tutti, in qualche modo rappresentanti della diocesi.
  • La dimensione missionaria è certamente in radice per tutti i battezzati, ma in modo evidente caratterizza tutti i preti. Per me essere in Brasile, essere in una parrocchia di Reggio, essere in seminario … è essere missionario nello stesso modo. Essere in Brasile non è più difficile o meritevole che essere in zona reggiana. Ma questa consapevolezza non dovrebbe uccidere una disponibilità anche ad uscire dal nostro territorio e a mantenere il volto missionario della Chiesa reggiana.
  • Che cosa mi sta donando questa esperienza?
    La consapevolezza che la Chiesa è grande. La possibilità di conoscere modi diversi di vivere la fede è un partecipare della dimensione universale della Chiesa. Un po’ difficile agli inizi, ma aiuta ad avere uno sguardo ampio, a non assolutizzare la nostra storia (per quanto positiva), le nostre attività o i nostri problemi. Non esiste un modo solo di essere Chiesa.
  • Il servizio come parroco in una parrocchia di più di 90 comunità e di grandi dimensioni, mi costringe a ripensare alla mia identità di prete, ai miei sogni e modelli; il desiderio di essere pastore in una parrocchia non troppo grande, accompagnando il percorso di fede di ragazzi, giovani, famiglie … entrando in relazioni strette e costanti. Ora sono chiamato a viaggiare molto, ad avere incontri con le persone più superficiali, per dirla in breve, ad uno stile di essere prete molto diverso da quello che pensavo. E mi rendo conto che sono contento di essere qui accettando questa modalità, per il momento, e che mi fa bene uscire da schemi rigidi. E’ una prova positiva per la fede: che cosa dona veramente stabilità e senso alla mia vita? Un modello di prete pre-costituito, o una donazione al Signore accettando la realtà come si offre?
  • Povertà. Un servizio che mi ha messo in contatto ancora di più con la povertà. Innanzitutto con la mia povertà; si arriva in un paese nuovo, dovendo imparare la lingua, la cultura … mi sono sentito molto piccolo e insignificante; ed è questo: una presenza povera e quasi insignificante, che aiuta a non cadere nell’orgoglio o autosufficienza, ad affidarsi a Dio con pazienza, e a non considerarsi il centro della scena.
    Inoltre la grazia di entrare in contatto con tanti poveri, mi aiuta a cercare uno stile di relazioni semplice, diretto; a centrare i problemi e a non perdere tempo in questioni di poca importanza.
  • Sono contento perché mi sento ancora in cammino, con la disponibilità al Vescovo, che ringrazio per la stima e la partecipazione al nostro servizio. Concludo ricordando l’inizio della FIDEI DONUM:

Il dono della fede, cui, per divina elargizione, va congiunta nelle anime dei fedeli un’incomparabile abbondanza di beni, domanda apertamente la nostra perenne gratitudine al suo divino autore. La fede, infatti, ci introduce nei segreti misteri della vita divina; in essa si fondano tutte le nostre speranze; essa fin da questa vita terrena rafforza e rinsalda il vincolo della comunità cristiana, secondo il detto dell’Apostolo: «Un unico Signore, una fede, un battesimo».

Essa è per eccellenza il dono che pone sul nostro labbro l’inno della riconoscenza: «Che renderò io al Signore per tutti i Suoi benefici?». Che cosa offriremo al Signore in cambio di questo dono divino, oltre l’ossequio della mente, se non il nostro zelo per diffondere tra gli uomini lo splendore della divina verità? Lo spirito missionario, animato dal fuoco della carità, è in qualche modo la prima risposta della nostra gratitudine verso Dio, nel comunicare ai nostri fratelli la fede che noi abbiamo ricevuta.

Un caro saluto, don Gabriele Burani, Ipirá – Bahia – Brasil

 

Condivisione sull’esperienza di catechesi

Ipirá – Brasil 24 novembre 2017

Carissimi, un saluto da Ipirá – Bahia, nel giorno di San Prospero, accompagnando la festa nella nostra città di Reggio.

Continuo a scrivere qualche lettera per rendervi partecipi del percorso della nostra missione in Brasile.

Una sfida grande per noi in questi anni è la catechesi. L’impostazione fino ad ora è: si fanno due anni di catechesi per celebrare la prima comunione; poi (a partire dall’adolescenza, 14 anni) due anni di catechesi per ricevere il sacramento della Cresima. Questa la struttura che ho trovato.

I vescovi del Brasile hanno avuto la felice ispirazione di proporre qualcosa che possa incidere maggiormente per la formazione di un’identitá Cristiana.
Sono usciti due documenti interessanti della CNBB (i vescovi del Brasile), del 2015 e 2017, affrontando il tema dell’Iniziazione Cristiana in generale, e della Catechesi come processo di ispirazione catecumenale che entra nel percorso di iniziazione alla vita cristiana.

La maggioranza delle persone vengono per battezzare i figli, ma senza una vita Cristiana.
Un buon gruppo di ragazzini vengono per la “prima comunione” e alcuni, non moltissimi, per la Cresima-Confermazione.

Che cosa cambia – o dovrebbe cambiare?
Abbiamo inserito incontri periodici con genitori e padrini e un maggior coinvolgimento dei ragazzi nella liturgia della comunità (ci sono tappe nel percorso, celebrate con liturgie nella cappella della comunità, assieme alla consegna del Credo, del Padre Nostro, al segno di croce …). Catechesi come iniziazione, come percorso per entrare nella vita cristiana assumendone tutte le dimensioni.

La catechesi era uno spazio a sé, isolato, questione dei ragazzi e catechisti … ora sta diventando una realtà maggiormente inserita nella comunità e nelle famiglie. Stiamo tentando di spiegare che la catechesi non è per fare la Prima Comunione, ma per la vita eucarística, e che la prima comunione non è più importante delle altre … per ora con scarsi risultati! L’abitudine di decenni è difficile da scalfire, ma saremo perseveranti nel proporre un nuovo modello. Così come è difficile introdurre l’idea che la catechesi è continua, non solo di due anni per ricevere un sacramento; nostra intenzione è dare
continuità negli anni, ma non è nella mentalità delle persone e troviamo difficoltà nel trovare catechisti per percorsi continui: mi rendo conto che, vista la situazione, ci sarà bisogno di molti anni di lavoro, e non in tutte le zone raggiungeremo la meta di una catechesi continua, ma non manca la spinta a darsi da fare.

Abbiamo formato una commissione di catechesi con alcuni catechisti che aiutano in questo processo nuovo. Qualcuno ha partecipato alla Scuola Catechetica della diocesi di Feira, impegnativa (due anni) e ben fatta, così che alcuni catechisti vanno nelle regioni della parrocchia per fare gli incontri di formazione agli altri catechisti. Anche questa cosa non è facile da accettare: i catechisti si aspettano per la formazione un prete o una religiosa e non sempre accettano i laici come formatori … ma stiamo accompagnando questo processo per cambiare lentamente la mentalità e la prassi.

È veramente complesso introdurre qualcosa di nuovo in una cultura tendenzialmente conservatrice; soprattutto quando si richiede un maggior impegno e non il semplice self-service religioso. Vedremo come si evolve la situazione. Per ora siamo molto contenti perché stiamo già vedendo segnali positivi nelle comunità.

Abbiamo vissuto un momento molto bello per la Giornata Mondiale dei Giovani diocesana, questo anno celebrata a Ipirá. Tanti giovani delle parrocchie della diocesi si sono radunati qui da noi, per un giorno di festa. Su facebook abbiamo un’ampia rassegna di fotografie.

Arriverà anche una mia lettera per i sacerdote della diocesi, per condividere la mia esperienza attuale, invitando a non chiudere il cuore ad eventuali chiamate missionarie.

Un abbraccio, don Gabriele Burani, Ipirá – Bahia – Brasil